2:54 – 2:54

C’è qualcosa di attraente in questo debutto dei 2:54. Saranno le melodie suadenti, sarà la vocalità sofferta di Colette Thurlow (titolare del progetto assieme alla sorella Anna), sarà il mood malinconicamente languido, sarà la produzione di quella vecchia volpe di Rob Ellis: fatto sta che le dieci ballate che compongono l’ossatura di 2:54 risultano ad un primo approccio affascinanti. Ma la fascinazione, di per sé, non significa nulla: perché un legame diventi profondo è necessaria un po’ di applicazione e, soprattutto, sostanza. Esattamente quella che manca all’esordio del quartetto britannico (con le Thurlow ci sono il bassista Joel Porter e il batterista Alex Robins).

Cariche di spleen notturno, oppresse da un profondo senso di solitudine, le partiture annodano in un unicum dall’innegabile suggestione gli smarrimenti esistenziali e le paturnie di The Cure, Garbage, PJ Harvey, senza dimenticare un tocco vagamente dreamy (stile Cocteau Twins). Il punto, però, è che oltre l’ammaliante intreccio di chitarre aspre, pulsazioni marziali ed elettronica avvolgente, c’è ben poco. In primis, manca la capacità di mescolare gli ingredienti in modo originale: le tastiere “orchestrali” di Revolving, ballad pop-wave sofisticata e fatalista, i tribalismi e le ipnosi di You’re early e A salute, il dancefloor malinconico di Easy undercover e Sugar (quest’ultima venata d’angoscia tra Anna Calvi e PJ Harvey) e le distorsioni simil-shoegaze di Circuitry non raccontano nulla che, in tempi recenti, band come The xx o Warpaint non abbiano già detto, e in modo decisamente più personale, per altro.


L’omogeneità stilistica è poi il secondo cruccio: anche nei passaggi migliori, l’LP fatica ad imprimersi nella mente perché penalizzato da una scarsa varietà complessiva. Minuto dopo minuto il piacere dell’ascolto diminuisce progressivamente, sopraffatto dalla fatica di distinguere un pezzo dall’altro, al punto tale che le ultime tre composizioni, Watcher, Ride e Creeping, finiscono definitivamente ed inevitabilmente relegate dal cervello ad elegante sottofondo.


2:54 lascia insomma intravedere discrete potenzialità, ma non fa nulla per confermarle: in futuro gli inglesi dovranno inventarsi qualcosa di veramente buono se desiderano che la loro avventura artistica lasci qualche segno, anche piccolo. La strada intrapresa con questa release conduce da una sola parte: al dimenticatoio.

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