Alberto Moravia – Gli indifferenti

«Odio gli indifferenti» disse Antonio Gramsci. E un po’ li odiava anche Alberto Moravia, tanto da scrivere un crudelissimo libro su di loro (Gli indifferenti, appunto), un romanzo freddo, lucido, che ritrae senza sconti o filtri una classe sociale prossima alla rovina, rappresentata dai personaggi di Carla e Michele Ardengo, la loro madre, Mariagrazia, e due amici di famiglia, Leo e Lisa.

Tutto parte da una situazione economica disastrosa: l’ipoteca sulla casa degli Ardegno sta per scadere e Mariagrazia non vuole nemmeno prendere in considerazione l’idea di uno stile di vita più sobrio, non solo poiché abituata al lusso, ma anche per un certo disprezzo, da sempre coltivato, nei confronti delle classi sociali meno agiate. L’unica soluzione è rappresentata dall’aiuto di Leo, l’ex amante, il quale, all’insaputa di Mariagrazia, ha messo gli occhi sulla giovane Carla. Mentre la prima cerca in tutti i modi di riconquistare le attenzioni di Leo, nel frattempo occupato a sedurre la sua “quasi figlia”, Michele assiste dall’esterno al deprimente spettacolo. Come se non bastasse entra in gioco Lisa, una donna dal passato discutibile, ora in cerca di un riscatto, attratta proprio dal ragazzo, simbolo di quell’amore puro e innocente che ella da tempo insegue.

Mentre i tre adulti appartengono ormai da anni a un sistema di valori borghesi ben preciso e codificato, che hanno finito per accettare, i due ragazzi sentono il peso di un mondo da cui vorrebbero fuggire. «Quando non se ne può più, si cambia», e per questo Carla e Michele intraprendono strade diverse per mettere in atto un processo di emancipazione da quanto li circonda: la ragazza opterà per un atto radicale ed estremo, salvo poi accorgersi che nulla è cambiato; Michele, invece, si rivela incapace di azioni definitive. Gli indifferenti segna la morte del buon senso borghese, col buon senso degradato a senso comune, votato all’ipocrisia, prima di tutto sentimentale, che è «l’ovvia veste con cui la concreta brutalità calcolatrice, manifestata da Leo, deve ricoprirsi», un falso perbenismo che maschera difetti, mancanze e pulsioni deviate dei protagonisti.

Il libro è stato definito una “tragedia mancata”, poiché, al contrario della tragedia classica, non ci sono personaggi che, pur rimanendo alla fine sconfitti, lottano per contrastare un destino avverso. Inoltre, Gli indifferenti è pure un romanzo sulla morte della coscienza individuale, per quieto vivere o anche timore, perché come recitava D. H. Lawrence «la coscienza è sinonimo di paura della società oppure, nel migliore dei casi, di paura di se stessi».

SOSTIENI LA BOTTEGA

La Bottega di Hamlin è un magazine online libero e la cui fruizione è completamente gratuita. Tuttavia se vuoi dimostrare il tuo apprezzamento, incoraggiare la redazione e aiutarla con i costi di gestione (spese per l'hosting e lo sviluppo del sito, acquisto dei libri da recensire ecc.), puoi fare una donazione, anche micro. Grazie