Sabine Thiesler

Sabine Thiesler e la ricetta per il perfetto bestseller

Tra le maggiori esponenti del thriller europeo, la tedesca Sabine Thiesler con Senza perdono (Corbaccio) ha firmato uno dei romanzi più avvincenti della stagione. Contraddistinto da un andamento teso, fatto di pause e ripartenze improvvise, il libro è l’ennesimo saggio di bravura della scrittrice berlinese, in grado di disegnare trame credibili e personaggi dotati di spessore.

Protagonista dell’opera è Jonathan, un fotografo che ha perduto la donna della sua vita, Giselle, in un incidente stradale. Dopo un viaggio in Toscana e un nuovo amore (Sofia), il passato tornerà a bussare alla porta dell’uomo, e la sete di vendetta che si credeva sopita esploderà in tutta la sua forza dirompente.

Nel tuo romanzo, l’amore per l’Italia emerge da ogni frase e ogni aggettivo che usi per descrivere la Toscana. Quando, e come, è nato in te l’amore per il “Bel Paese”?

Abbiamo trascorso per il nostro decimo anniversario di nozze una settimana a Venezia (ora siamo sposati da 30 anni) ed è stato amore a prima vista con questa terra, con la sua cultura e la sua gente. Abbiamo cercato una casa e ne abbiamo trovata una in Toscana. Da nessuna parte ci sono questi bei paesaggi, villaggi pittoreschi, fattorie solitarie, buon vino e un clima fantastico. Viviamo qui da tredici anni, ci piace questo paese e abbiamo trovato molti amici. Questa terra è diventata casa nostra.

La trama di Senza perdono ruota attorno a due temi molto interessanti, la vendetta e il destino. Solitamente condivi o biasimi l’agire dei personaggi, facendo il tifo per alcuni di essi, oppure riesci a mantenere un perfetto distacco emotivo?

Amo i miei personaggi, anche se sono cattivi, brutali, strani o pazzi. Forse anche di più. Se una persona è soltanto simpatica e piatta, devo modificarla o lasciarla perdere. Perché se annoia me, annoierebbe anche i miei lettori. I personaggi dei miei romanzi sono parte della mia vita, vivono nella mia casa e siedono al mio tavolo. Mi occupo di loro per diversi mesi. E così cominciano a vivere e a essere più complessi. Ogni giorno un po’ di più. Non c’è nessuna barriera emotiva. Li ho inventati io, io li ho dati alla luce, perché dovrei prenderne le distanze? Penso che il mio comportamento non è per niente poco professionale. Al contrario, se uno scrittore mantiene una grande distanza emotiva dai suoi personaggi, essi diventano piatti e semplici. Perché lui agisce “a distanza” e non può più penetrare nella profondità della loro anima.

Anche in Dormi per sempre, romanzo che ho amato in maniera particolare (credo tutte le donne tradite si siano in un certo senso sentite “vendicate” dalla protagonista), la vendetta era un tema centrale. Come ti rapporti a questo sentimento, che tra l’altro si presta molto bene al genere thriller?

Io credo che la vendetta sia un sentimento di importanza vitale, che nasce quando siamo stati feriti, quando siamo stati trattati ingiustamente o addirittura distrutti. O se è accaduto qualcosa ai nostri figli. I pensieri di vendetta non possono non venir fuori, anche se si dovrebbe lasciare questo problema alla giustizia. Il sentimento di vendetta nasce dall’interazione di amore e odio – è difficile opporsi. Per un thriller la vendetta, naturalmente, è adatta e indispensabile. Lei è la più forte motivazione per un omicidio che ci sia.

Secondo te quali sono gli elementi fondamentali che determinano il successo di un libro, facendo si che diventi un bestseller?

Se li conoscessimo esattamente, potremmo scrivere tutti a comando dei bestseller. Non li so neanche io. È importante, credo, lo stile. Quanti libri leggo che sono formulati come un tema di scuola! Un libro così non ce la farà a diventare un bestseller. Anche il modo di raccontare e una storia originale e in qualche modo nuova (perché non possiamo scoprire la ruota di nuovo in letteratura) sono una buona combinazione. Si è già a metà dell’opera. E poi ci vuole un editore capace di capire se ha un gioiello tra le mani, una buona pubblicità e un po’ di fortuna.

 

Mi ha molto colpita leggere che il giovane Tobias in sostanza non venga condannato per l’omicidio colposo di Giselle. Noi, in Italia, siamo abituati a storie di ordinaria ingiustizia molto simili a quella raccontata nel romanzo, ma curiosamente siamo convinti che negli altri Paesi la legge sia molto più rigorosa. Secondo te in cosa Germania e Italia si assomigliano? E in cosa, invece, sono due Paesi diversi?

La legge in Germania è più severa. Più rigorosa e più certa. Io non volevo raccontarvi in che modo lassista la legge viene gestita in Germania. Ma volevo raccontarvi quale disastro può provocare questo giudizio erroneo, che poteva essere possibile soltanto attraverso il clientelismo. Penso che ci siano molte differenze nella giurisprudenza. Sarebbe troppo vasto metterle a confronto. Comunque, per una vittima – Jonathan, come in questo caso – è sempre una catastrofe personale. E lui per caso ha l’occasione della pena di morte, che nella realtà non ci sarà e non potrebbe mai esserci, e lui la sfrutta. Questa giustizia privata ha un certo fascino: si è combattuti tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Considero notevole la tua scrittura, che a mio avviso si distacca molto da quella che siamo abituati a leggere: è molto essenziale, ma proprio per questo estremamente efficace. Cosa consigli agli aspiranti scrittori che vogliano affinare la loro scrittura? Come si acquisisce uno stile proprio, inconfondibile?

Questo non lo so. Per prima cosa si dovrebbe leggere moltissimo. Assorbire ciò che a uno piace e ciò che lo colpisce. E forse sentire dentro di sé cosa si vuole. E poi si dovrebbe semplicemente iniziare a scrivere. Dalla pancia e dal cuore e mai tentare di copiare lo stile di una altro. Non ci si deve piegare (deformare), si può soltanto scrivere così come i singoli pensieri scorrono. Si è ciò che si pensa.

Tu e Charlotte Link rappresentate nel mondo il thriller tedesco: pensi si possa parlare di un nuovo filone “germanico”, accanto a quello imperante svedese-scandinavo?

Sarebbe fantastico se voi vedeste le cose così dall’estero. Non posso giudicare, ma io sarei felicissima e non avrei niente in contrario a far parte di una corrente tedesca di thriller in Europa.