Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio – Mani pulite. La vera storia, 20 anni dopo

17 febbraio 1992. Mario Chiesa, esponente del Psi, viene arrestato, scoperto ad accettare una tangente dall’imprenditore Luca Magni che, stanco di pagare, s’accorda coi carabinieri e il pubblico ministero Antonio Di Pietro per far cadere Chiesa in una trappola. Il piano funziona e l’arresto di Chiesa comporta l’inizio di quella stagione passata alla storia col nome di Mani Pulite. Bettino Craxi, che allora aspirava alla Presidenza del Consiglio, si dissocia dal collega, definendolo un “mariuolo isolato” e sostenendo l’assoluta onestà dei membri del Psi a Milano. La situazione politica del momento è piuttosto delicata: siamo in piena campagna elettorale, e per non creare un clima di instabilità e tensione deleterio per i cittadini, Di Pietro decide di portare avanti le indagini con discrezione. Tuttavia, l’arresto di Chiesa e le prime confessioni che indicano nella tangente un sistema sempre più diffuso nella gestione degli appalti, comportano un clima di indignazione popolare che favorisce l’ascesa di alcuni partiti, tra i quali la Lega Nord, che lancia l’ormai famoso slogan “Roma ladrona!”, e la Rete nel Meridione. La Dc sottovaluta Mani pulite, errore fatale perché saranno proprio le indagini condotte dal pool di Milano a comportare il progressivo scioglimento del partito nel 1994 e la sua trasformazione in Partito Popolare Italiano. A questo punto si potrebbe parlare dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica a maggio, con la vittoria di Oscar Luigi Scalfaro su Andreotti e Forlani, degli omicidi Falcone e Borsellino, ma è giusto che ad approfondire questi argomenti sia l’ottimo libro di Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio Mani pulite – La vera storia, 20 anni dopo. Perché l’arresto di Chiesa è solo il primo dei pezzi che compongono il complesso sistema di Tangentopoli.

Scalfaro saluta il 1994 con la frase «L’Italia sta risorgendo». Peccato che quello sia l’anno dell’ascesa politica di un nome che tutti ben conosciamo: Silvio Berlusconi, imputato in oltre venti procedimenti giudiziari, mai condannato in via definitiva, in quanto oggetto di assoluzioni, depenalizzazioni e prescrizioni. Negli anni Novanta, Berlusconi sfrutta proprio il vuoto politico causato dalle indagini di Mani Pulite per scendere in campo, fondando Forza Italia e vincendo le elezioni. Il governo è piuttosto breve dal momento che la Lega ritira il suo appoggio all’ex alleato, che si vede costretto a rassegnare le proprie dimissioni al Presidente della Repubblica, in quanto accusato apertamente di avere rapporti con la mafia.

Mani Pulite dimostra che la corruzione è un fenomeno seriale: chi viene scoperto disonesto lo era già da molto tempo e, in genere, queste persone agiscono grazie alla complicità di altri soggetti, che diventano sempre più numerosi, creando una vasta rete di illegalità. Perché Mani Pulite finisce per avere un’eco così vasta, da Milano al resto d’Italia e non rimane, invece, un fenomeno isolato e limitato a pochi soggetti? Per uno straordinario effetto domino, per cui si parte dall’imprenditore che non vuole più pagare la tangente e fornisce alle forze dell’ordine tutti gli elementi per arrestare i corrotti, la maggior parte dei quali appartenenti al mondo politico; seguono gli esponenti dei partiti politici che si dissociano dalle mele marce, dipinte come singoli casi, episodi circoscritti che non intaccano la credibilità del partito d’appartenenza. Il problema è che le mele marce si sentono tradite e così cominciano a togliersi qualche sassolino dalle scarpe, testimoniando un sistema di corruzione che coinvolge i vertici della politica. L’opinione pubblica in quegli anni è particolarmente sensibile, e la sua reazione non tarda ad arrivare. Questo facilita il lavoro del pool milanese, la pioggia di avvisi di garanzia, gli arresti e i suicidi di coloro che sono messi irrimediabilmente con le spalle al muro.

Il lavoro di Barbacetto, Gomez e Travaglio, ripubblicato a febbraio di quest’anno, uscì per la prima volta nel 2002 per Editori Riuniti, quando il ricordo di quei difficili anni Novanta iniziava ad affievolirsi. La nuova edizione pubblicata da Chiarelettere, aggiornata a oggi, è ampliata con la cronistoria fino al 2012 e arricchita dalla prefazione del magistrato Piercamillo Davigo. Si tratta di un volume completo, preciso, che permette al lettore di approfondire alcuni passaggi storici e politici fondamentali per il nostro paese, evidenziando l’assoluta incapacità della classe dirigente di costruire uno Stato in cui la legalità regna sovrana e dove la legge è davvero uguale per tutti. Il testo è uno strumento finalizzato alla memoria, proprio perché negli ultimi anni si tende troppo spesso a dimenticare un momento fondamentale per la storia d’Italia, soprattutto a causa di quei mezzi di comunicazione che sminuiscono la stagione di Mani Pulite, sostenendo che in realtà Tangentopoli era meno drammatica di come il pool la dipingeva. Credere a questa menzogna è un errore che può essere fatale per la democrazia della nazione, dal momento che è «l’oblio dei misfatti che lentamente consuma la libertà delle istituzioni». Tangentopoli, nel Duemila, non è storia passata, perché l’Italia è il paese «dell’illegalità permanente» ed è questo che gli autori del testo intendono evidenziare, partendo dall’arresto di Mario Chiesa fino al recente governo Monti e alla seria legge anticorruzione che ancora tutti stiamo aspettando.