Craig Tattersall e Andrew Hargreaves sono due per i quali le classificazioni di genere non significano nulla. Del resto, i loro curriculum vitae parlano chiaro: il primo, ex Hood, the Archivist e The Remote Viewer, è anche titolare della Cotton Goods Label; per il secondo, invece, fanno testo l’impegno come Beppu e Tape Loop Orchestra e la co-titolarità (assieme alla compagna, Alice Casey) della Lacies’ Records. Due sperimentatori infaticabili, insomma, sempre attivi e con le antenne drizzate per cogliere ogni spunto provenga dal vasto mondo delle sette note. Con il passare del tempo, però, The Boats è diventato per entrambi il progetto-cardine: quattro dischi in altrettanti anni di attività e le lodi della stampa di settore, che sin dall’inizio ha sottolineato la capacità del duo (al quale si affiancano, di volta in volta, vari musicisti) di mescolare le carte, giocando con stilemi provenienti da ambiti diversissimi e apparentemente inconciliabili.
Prendiamo questo Ballads of the research department, primo lavoro pubblicato per la 12k. L’obiettivo (peraltro dichiarato) era quello di modernizzare la tradizionale forma-ballata, calandola in un contesto più tecnologico. Un bel cortocircuito, insomma, dal quale sono venute fuori quattro lunghe composizioni in cui l’elettroacustica si fonde con il post-rock, il pop, la classica, l’ambient e la drone-music. Amore, sofferenza, speranza e un senso di profondo smarrimento sono i temi conduttori delle composizioni, nelle quali, accanto a elettronica, tapes, effetti e strumenti acustici (Tattersall e Hargreaves), figurano anche il prezioso violoncello di Danny Norbury e le vocals eteree di Chris Stewart e della giapponese Cuushe.
Giocate su preziosi intrecci di sonorità analogiche e digitali, le composizioni sembrano fluttuare negli spazi profondi (The ballad for achievement), intrecciando riverberi, bordoni e delicati arpeggi (The ballad of failure, tra slowcore e shoegaze) o indulgendo in minimalismi in cui piano ed archi dettano le regole del gioco (The ballad for the girl on the moon). Quella dei The Boats è musica che rapisce e trascina lontani contando su pochi ingredienti (le pulsazioni elettroniche, le orchestrazioni leggere e il cantato soave della delicata The ballad of indecision, per esempio) ma amalgamati alla perfezione, secondo una ricetta che privilegia la forza poetica al virtuosismo espressivo, la linearità strutturale alla bizzarria armonica.
Ecco, volendo rimproverare qualcosa a Tattersall e Hargreaves gli si potrebbe dire di aver osato poco, di aver giocato senza rischiare più di tanto. Il che, francamente, è un peccato: bravi come sono, da Ballads of the research department i The Boats avrebbero potuto ricavarne un’opera assai più significativa. Poco male, comunque. Qualcosa ci dice che a breve Craig e Andrew torneranno a farci visita sugli scaffali dei negozi. E sarà un ritorno più che gradito.
