“Burning Hearts”, ovvero “cuori che bruciano”. Ma ad ascoltare i frutti del progetto messo in piedi dai finlandesi Jessika Rapo (vocalist dei Le Futur Pompiste) e Henry Ojala (ex-batterista dei Cats on Fire), qualche perplessità sul calore evocato nella scelta del monicker viene, eccome. Non è la provenienza nordica a raffreddare gli animi e le viscere (altri act provenienti dalle remote lande settentrionali ci hanno infiammato, e per giunta con rara intensità), quanto piuttosto la timidezza del songwriting e la limitatezza del ventaglio espressivo del duo.
Già ai tempi del debutto, Aboa sleeping (2006), Rapo e Ojala avevano mostrato scarsa propensione alla novità, puntando su un mix facile facile di Cure e Echo and the Bunnymen riletti in chiave pop-folk. Da questo punto di vista, il sophomore Extinctions non tradisce le attese, regalandoci niente di più che un’onesta raccolta di canzoncine piacevoli all’ascolto ma assolutamente avare di qualsivoglia brivido melodico o ingegnose trovate d’arrangiamento. Tutto, insomma, suona estremamente prevedibile – ben costruito e ben rifinito, ma prevedibile, al punto tale che, terminato l’ascolto, è davvero difficile che qualcosa sia rimasto in testa.
Il primo singolo estratto dall’LP, Into the wilderness, punta su beat e tastiere avvolgenti tratteggiano una melodia stile New Order, venata però da un chitarrismo à la Robert Smith, segno che gli anni ’80 non sono affatto terminati. La vena folk che percorre l’album si manifesta in tutta la sua evidenza nella lieve Love and dissonance, la quale, malgrado le pulsazioni sintetiche e le keyboard atmosferiche, recupera certi aromi psych degli anni ’60 più agresti. Anche l’oscura e suadente Modern times o l’indie-rock di The beast, lasciano trapelare un approccio più “cantautorale”. I crescendo del valzer solenne di On the last day of the decade e dell’incalzante ed elettrica Burn burn burn forniscono un po’ di materiale su cui discutere, mentre più convenzionali appaiono i battiti disco di The swallows (percorsa da schitarrate funky e arpeggi acustici), la pop-wave pastello di Trade wins e Deep waters, ballad ariosa posta in chiusura di album.
Tirando le somme, Extinctions è un prodotto di media fattura, un mix ben confezionato d’intimismo da caminetto e tensioni (?) post-punk il quale, tuttavia, non va mai oltre l’esercizio di bella grafia. Troppo poco per sopravvivere al freddo degli inverni a venire…
