Festival di Berlino, ai Taviani l'Orso d'Oro

È italiano l’Orso d’Oro della 62a edizione del Festival di Berlino. A conquistare l’ambita statuetta, i fratelli Taviani con Cesare deve morire, una docufiction che racconta della messa in scena dello shakespeariano Giulio Cesare da parte dei detenuti di Rebibbia, sotto la guida del regista Fabio Cavalli. A loro, i Taviani hanno dedicato il premio.

«In questo momento io penso che anche nelle celle di Rebibbia i nostri attori, i nostri amici i nostri complici, perché quando si fa insieme un’opera siamo dei complici, penso che siano là – ha dichiarato Vittorio Taviani – e penso che come noi ci sentiamo vicini a loro, loro si sentano vicini a noi. Questo film combina tante cose – ha continuato -. Shakespeare entra dentro Rebibbia. E io penso che questa esperienza forte ci rimarrà dentro sempre, anche come contraddizione, e comunque come grande momento di qualità».

Erano 21 anni che un film italiano non vinceva l’Orso d’Oro. Nel pomeriggio, Diaz – Don’t Clean Up this Blood di Daniele Vicari, in concorso nella sezione “Panorama”, s’era aggiudicato il premio del pubblico.

Ecco gli altri premi:

Orso d’Argento – Gran premio della giuria: Just the Wind di Bence Fliegauf

Orso d’Argento – Miglior regista: Christian Petzold per Barbara

Orso d’Argento – Migliore attrice: Rachel Mwanza per Rebelle di Kym Nguyen

Orso d’Argento – Miglior attore: Mikkel Boe Folsgaardaus per A Royal Affair di Nikolaj Arce

Orso d’Argento – Contributo artistico: Lutz Reitemeier per la fotografia di White Deer Plain di Wang Quan’an

Orso d’Argento – Migliore sceneggiatura: Nikolaj Arcel e Rasmus Heisterberg per A Royal Affair di Nikolaj Arce
Premio Alfred Bauer: Tabu di Miguel Gomes

Orso d’Argento – Premio speciale: Ursula Meier per L’enfant d’en haut


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