Paolo Sorrentino – Il divo

“Il divo”, ovvero uno dei tanti soprannomi attribuiti a Giulio Andreotti. Così s’intitola il film di Paolo Sorrentino che considera la vita del politico italiano fra il ’91 e il ’93, ossia dal settimo Governo Andreotti al maxiprocesso per associazione mafiosa a Palermo.

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Maggio 1992: all’ordine del giorno c’è la nomina del nuovo Presidente della Repubblica, successore di Francesco Cossiga. In un primo momento, la candidatura di Andreotti doveva restare in ombra per imporsi allo scemare delle altre: ben presto i piani falliscono, dopo gli omicidi di Giovanni Falcone e Salvo Lima, esponente della Dc in Sicilia, nominato sottosegretario al Ministero del Bilancio nel 1974 proprio da Andreotti, allora titolare del dicastero. Dopo l’omicidio di Falcone (23 maggio 1992), in un momento di serrata lotta alla mafia, la nomina alla presidenza della Repubblica di Andreotti, così profondamente unito a Lima – in passato indagato per presunti legami mafiosi -, non è vista di buon occhio. Dunque, gli viene preferito Oscar Luigi Scalfaro, che viene eletto il 25 maggio con 672 voti. Le votazioni avvennero in un clima di caos totale e, oltre alla candidatura di Andreotti, venne affossata anche quella di Arnaldo Forlani. Inizia la stagione di Mani pulite. Scalfaro rifiuta incarichi ai politici implicati o vicini agli indagati (Bettino Craxi vede sfumata la nomina a Presidente del consiglio che passa a Giuliano Amato); all’omicidio di Falcone segue quello di Borsellino e il 1993 si apre con una pioggia di avvisi di garanzia e l’opinione pubblica schierata dalla parte dei Pm milanesi che indagano su Tangentopoli (nei sondaggi dell’epoca la popolarità di Di Pietro e colleghi era dell’80%, la “soglia dell’eroe”). Le inchieste condotte dal pool di Milano comportano lo sfaldamento di molti partiti politici, fra cui la Dc, i cui componenti vengono arrestati o muoiono. Nel frattempo, a Palermo, i pentiti cominciano a parlare e il nome di Andreotti viene associato ad alcuni delitti di mafia.

È necessario che uno si sporchi le mani per garantirle pulite a tutti? Per Andreotti è sicuramente così: bisogna scendere a dei compromessi per ottenere un bene superiore, quello della patria. Perpetrare il male per garantire il bene è una mostruosa contraddizione, ma anche una necessità, che non tutti hanno compreso: da Carlo Alberto Dalla Chiesa a «il caro Aldo», tutti amanti irriducibili della verità, messi a tacere col silenzio finale, per evitare la destabilizzazione dell’ordine costituito. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta «e invece è la fine del mondo», e non si può permettere la fine del mondo in nome di una cosa giusta. Da qui la solitudine di Andreotti, fedele al suo mandato fino alle estreme conseguenze, tanto da dimenticare l’onestà e la giustizia.

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