«Scialla!», ovvero «sta’ calmo!»: è un invito che Luca rivolge spesso, alla madre, al suo insegnante Bruno, agli amici, a tutti quelli che vogliono “accollarsi”, stargli addosso, forzarlo. Ragazzo di borgata con la passione per il rap e l’immaginario da Romanzo criminale (da grande sogna una carriera come boss della mala), Luca si barcamena tra l’inutilità delle lezioni di una scuola sempre più distante, ossessionata dalle “competenze” a scapito dei talenti, la palestra di pugilato e le serate con gli amici. Le cose cambiano quando la madre Marina parte per il Mali, dove lavorerà come cooperante internazionale per sei mesi: Luca si ritrova affidato alle cure di Bruno, in realtà suo padre. La convivenza forzata apre nel ragazzo squarci di saggezza, lo costringe a maturare: rinuncia alla pessima strada che aveva intrapreso, si mette a studiare, addirittura chiede e ottiene di essere bocciato, malgrado i progressi fatti, per poter recuperare le lacune l’anno seguente (e non trascorrere l’estate a recuperare i debiti…). La coabitazione si rivelerà salvifica anche per Bruno. Rinunciatario e un po’ vigliacco, l’uomo, un tempo scrittore promettente, campa facendo il ghostwriter per attori, calciatori e pornostar in pensione come Tina, sulla cui autobiografia al momento sta lavorando. Messo da Marina dinanzi alla responsabilità della paternità (i due si erano conosciuti quindici anni prima ad un premio letterario ed avevano consumato una fugace notte d’amore), Bruno intraprende un processo di crescita, che lo porterà poco alla volta ad osare, ad uscire dal suo guscio, ad aprirsi.
Con il suo esordio alla regia, Francesco Bruno (sceneggiatore d’esperienza, già al lavoro con Virzì, Calopresti, Francesca Comencini) mette in scena una bella parabola di formazione che dissimula le sue ambizioni sociali dietro il gusto per il racconto ed una leggerezza da commedia. Inadeguatezza delle istituzioni scolastiche, crisi dei modelli familiari tradizionali, conflitto generazionale: il copione (dello stesso Bruni) tocca svariati punti cruciali, evitando paternali o didascalismi. Riesce persino ad ironizzare (non senza code polemiche) sulla moda della fiction “criminale” (il già citato Romanzo di De Cataldo), che, con i suoi miti di rispetto, coolness e denaro, diventa sempre più riferimento per una gioventù a cui il mondo degli adulti non riesce a dare risposte convincenti.
Ciliegina sulla torta, un cast di grande pregio, con i “collaudati” Bentivoglio e Bobulova, Filippo Scicchitano ottimo esordiente nei panni di Luca ed un autoironico Vinicio Marchioni (era nella serie tv di Romanzo criminale: qui fa un boss particolarmente sensibile all’arte), tra gli interpreti più intelligenti del panorama italiano.
