Louisa Young L'inverno si era sbagliato

Louisa Young – L’inverno si era sbagliato

Era da tempo che non mi capitava di leggere un libro dolce, semplice e toccante come L’inverno si era sbagliato di Louisa Young. E quando uso gli aggettivi “dolce” e “toccante” non intendo certo una sdolcinatezza fine a sé stessa, esasperata ed esasperante (stile “Harmony”, per intenderci), bensì qualcosa di più profondo, che riguarda la rara capacità di uno scrittore – in questo caso una scrittrice – di rendere il lettore vivamente partecipe alla vicende narrate; storie squisitamente umane, né eccessive, né paradossali: storie semplici di uomini e donne altrettanto comuni, ognuno a modo suo dotato di quella scintilla di eccezionalità che ci distingue gli uni dagli altri, di qualità e difetti in cui identificarsi è facile come guardarsi in uno specchio immacolato.

Perché in questo romanzo di guerra e di pace – ma il paragone con Tolstoj si esaurisce qui, nel sapiente e intrigante alternarsi di divise e crinoline, trincee e salotti – non c’è nessuna forzatura: in esso la vita fluisce limpida e inarrestabile come un fiume in piena, con il suo bello e il suo brutto a fondersi nell’immane tragedia che fu per l’Europa la prima guerra mondiale.

Tuttavia è doveroso avvertire che L’inverno si era sbagliato inizia lentamente, quasi in sordina, e che dopo le prime cinquanta pagine il lettore potrebbe essere portato a chiedersi, stupito e un po’ deluso, dove sia quel capolavoro, quella «storia epica» di cui ha parlato la critica internazionale. Questo perché l’essenza del romanzo di Louisa Young si svela soltanto quando le storie di Julia, Nadine, Rose, Peter e Riley si intrecceranno così profondamente, segnate e decise dall’inesorabile procedere del conflitto, da trascinare il lettore in un vortice di emozioni che culminerà nei capitoli finali, belli da togliere il fiato.

Le figure femminili sono tracciate in maniera precisa e coraggiosa, e appaiono degne rappresentanti di quel movimento – chiamato forse troppo genericamente “femminismo” – che durante i conflitti mondiali vide le donne uscire dalla limitata e rassicurante sfera domestica per avventurarsi nel mondo, per confrontarsi con la realtà e intuire per la prima volta di essere in grado di affrontarla. La Young non risparmia loro nessuna velata critica, non sorvola su nessun difetto o debolezza: le sue protagoniste, infatti, sono eroine non perché perfette, ma proprio perché imperfette, contraddittorie, confuse e talvolta egoiste; donne come noi, insomma, che cercano un posto nel mondo, talvolta perfino un’identità.

Ma parlare del romanzo della Young come di un’epopea solo al femminile è limitativo, oltre che ingiusto, perché in L’inverno si era sbagliato c’è molto, molto di più: c’è la guerra, descritta con una prosa che sa farsi poesia quando le immagini diventano troppo rudi, troppo reali e crudeli, e ci sono gli uomini, i soldati, che in quanto a coraggio e tenacia non sono certo da meno delle loro donne.

Un romanzo bellissimo, che per certi versi può anche essere definito “di formazione”, che guarda alla natura umana con quell’ottimismo e quella fede che oggigiorno avremmo un disperato bisogno di ritrovare.

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