Guillermo Saccomanno L'uomo che non sapeva dove morire

Guillermo Saccomanno – L’uomo che non sapeva dove morire

La nostra vita è una ripetizione di gesti compiuti da quelli che ci hanno preceduto; rituali inaugurati agli albori. Se ora prendiamo uno di questi gesti, ad esempio il lavoro, e ne facciamo una costante ossessiva, allora vuol dire che abbiamo smesso di commemorare e abbiamo cominciato a distruggere. L’uomo che non sapeva dove morire non parla solo di questo, ma persevera il gesto fino a che diventa diabolico. Perché ogni verbo, movimento e intenzione del protagonista gronda oscurità. Esattamente una gelatina, che inonda di sinistro timore ogni suo gesto. Guillermo Saccomanno non si allontana dalla fonte che ha nutrito la distopia del romanzo 77, del 2010, e continua ad attingere storie cupe che stiracchia in un lunghissimo flusso di coscienza privo di discorsi diretti.

Ancora un’altra società distopica, sbuffa qualcuno. Proprio qui resta deluso chi cercava il mondo incantato e malvagio di Blade Runner, di Fahrenheit 451. Leggete L’uomo che non sapeva dove morire, andate a lavoro e vi accorgete che il romanzo di fantascienza che avete appena comprato è in realtà la biografia di un uomo, la vostra. Il vostro lavoro, la vostra vita, proprio così. Senza i cani clonati di Saccomanno, non ancora almeno. Ma le paure sono quelle, anche le situazioni; schiavi del lavoro e più di nient’altro. Qualcosa può sempre cambiare: siamo esseri umani, incostanti pure nella produzione del peggio. Allora sembra che ancora una volta sia proprio l’amore a far retrocedere il peggio, almeno a opporgli una valida resistenza. Ora, nessuno ha capito cos’è l’amore, ma sembra un fenomeno così radicale e incantato, di per sé distruttivo, disfunzionale, che riesce a opporsi a qualsiasi altra bieca diavoleria che siamo capaci di produrre. «Perché una delle caratteristiche dell’amore consiste nel sentirsi bambini. Un bambino non è un pazzo. Semplicemente, non è responsabile delle proprie azioni». L’impiegato protagonista del libro di Saccomanno è questo: un uomo che non vuole più rispondere delle proprie azioni.

Lasciati a girare su sé stessi 10 volte, bendati, sulla corsia di mezzo di una statale senza lampioni e con poche, velocissime macchine che ti corrono a fianco senza toccare: questa è l’impressione che dà leggere L’uomo che non sapeva dove morire. Proprio per questo, forse, poteva essere meglio.

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