La malinconica indolenza del country e l’intensità del gospel: sono questi gli ingredienti alla base di In the cool of the day, terza fatica di Daniel Martin Moore. Pare che tutto sia nato da un pianoforte, situato negli studi WVXU di Cincinnati, dove il nostro si era recato per un’intervista ed una performance live. Ispirato dal vecchio Steinway e dalle sue tonalità riverberanti, Daniel ha deciso di dar finalmente corpo ad un’idea che gli si agitava da tempo in mente: realizzare un album “spiritual”, fatto, cioè, di quelle canzoni che ne avevano accompagnato l’infanzia, alle quali affiancare alcune melodie, nello stesso stile, scritte di proprio pugno.
Il risultato è un disco caldo, avvolgente, fatto di partiture tanto scarne quanto evocative. Moore si mostra rispettoso nei confronti del passato, ma la sua rilettura non è pedissequa e soprattutto non manierata. Sebbene non manchino passaggi più brillanti, concentrate soprattutto nella prima metà della raccolta (il county di Dark road, le swinganti In the garden e Up above my head), è il tono elegiaco, raccolto, quello dominante. O my soul (uno dei quattro inediti) è una carezza a tempo di valzer impreziosita da un organo da chiesa e lanciata in un crescendo emozionante. Softly and Tenderly è arricchita dal controcanto di Haley Bonar e da archi leggeri. Il punto di massima rarefazione è rappresentato probabilmente dalla title-track, giocata su un mix di piano e voce.
Tra gli originali, trascurabile è All ye tenderhearted; più convincenti lo strumentale bucolico in odor di Andrew Bird Lay down your lonesome burden, e soprattutto il country malinconico a base di banjo e mandolino di Set things alright.
Tutto In the cool of the day, insomma, dimostra come il confronto con la tradizione non necessariamente debba tradursi in un appiattimento sulle frequenze della nostalgia, anche quando è la matrice del ricordo a far da movente. Moore è riuscito a pennellare undici quadretti all’insegna di un classicismo impeccabile ma non ingessato, vivo, fatto di melodie evocative ed arrangiamenti essenziali finemente cesellati. Il suo, più che arte, è un artigianato di livello superior, che lo colloca comunque tra gli act più interessanti in circolazione.
