Valerio Mieli – Dieci inverni

Camilla e Silvestro si conoscono così, su un battello in viaggio sulla laguna di Venezia: lei legge un libro, lui le fa il verso. Studenti fuorisede, nel corso della stessa notte si troveranno a condividere un letto (quello di Camilla, che ospita Silvestro dopo che questi ha sbagliato fermata), senza però che accada nulla. E nulla accadrà nel corso dei successivi “dieci inverni”, ed accadrà al tempo stesso tutto: i due, uniti da un’amicizia inscalfibile, passeranno attraverso le varie vicende della vita (laurea, lavoro, matrimoni, figli, divorzi) sfiorando più volte quell’amore che fino all’ultimo sembra non debba sbocciare mai.

I “dieci inverni” del film che Valerio Mieli ha tratto dal suo omonimo romanzo (edito da Rizzoli), scandiscono dunque altrettante tappe di un gioco spietato e sfiancante, un continuo ricorrersi e non trovarsi mai del tutto che segna un percorso di formazione per entrambi i protagonisti. Nell’inverno del 1999, su quel vaporetto, Camilla e Silvestro sono ragazzini immaturi, lei fragile e incapace di mostrare i propri sentimenti, lui aspirante Peter Pan, disimpegnato e timoroso di affrontare la realtà. Mano a mano che le stagioni scorrono, tra malintesi, incomprensioni, dolori e fugaci felicità, Camilla e Silvestro si trasformano in un uomo e una donna.

Mieli più che tratteggiare sembra seguire la parabola dei personaggi: li osserva, non li giudica, ne asseconda i capricci. Orchestra la materia narrativa con gusto ed intelligenza, evitando banalità e stereotipi da commedia sentimentale hollywoodiana e guardando, piuttosto, a Truffaut e ai maestri europei. I “dieci inverni” si susseguono in forma di rapide istantanee, che ritraggono settimane, giorni o addirittura poche ore di un anno (in cui, peraltro, capita anche che i protagonisti non s’incontrino affatto o si sfiorino solo con lo sguardo), evitando lungaggini o tempi morti e puntando all’essenzialità, senza per questo rinunciare alla ricchezza ed alla complessità della vicenda. Ma se tutto funziona alla perfezione, il merito è anche dei due interpreti principali, Isabella Ragonese e Michele Riondino: la loro è una recitazione asciutta, tutta sguardi, gesti rimasti a metà strada, pause e silenzi, perfetta per delineare i desideri, le paure e le speranze di Camilla e Silvestro.

Premiato con un David di Donatello e un Nastro d’argento (entrambi per il “Miglior regista esordiente”), Dieci inverni egrave; una commovente e al tempo stesso divertente riflessione sull’amore, l’amicizia, i legami che costruiamo e l’inevitabile sofferenza che la maturazione porta con sé, un piccolo gioiello di grazia, eleganza ed intelligenza cinematografiche.

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