Jason Collett – Rat a tat tat

Rat a tat tat è il nuovo disco di Jason Collett. Ma è anche il tipico disco di Jason Collett. A distanza di tre anni da Here’s to being there, l’ex Broken Social Scene recupera la consueta borsa di trucchi e gli dà fondo. Prende folk, soul, 70s rock, aromi sudamericani e pop beatlesiano e li mescola con grazia in undici quadretti “alternative”; ci mette eclettismo, melodie raffinate e arrangiamenti non banali. Fa tutto quello che deve fare insomma. E forse il problema è proprio questo.

Rat a tat tat è pieno di carinerie, ma non graffia mai. È, semmai, un perfetto compendio di songwriting “indie”, ricco di citazioni, anche piuttosto esplicite. Il valzerone folk di Rave on sad songs, ad esempio, ammicca un po’ a Bob Dylan e un po’ a Leonard Cohen, High summer (percorsa da un piano minimalista e completata da brucianti distorsioni chitarristiche) sta tra John Lennon e David Bowie, Long may you love e The slowest dance guardano ai Fab Four (opportunamente rivisti ed aggiornati). Love is a chain, invece, piacerebbe a Julian Casablancas, mentre l’ispirazione r’n’b di Love is a dirty word rivela parentele con il Prince meno esagitato e sopra le righe. Bitch city, dal canto suo, è la cronistoria di un rapporto amore-odio con la città memore di Adam Green (e forse anche di Beck).

Al bric-a-brac stilistico corrisponde, ovviamente, anche una discreta altalena emotiva, con il mood che oscilla tra grandeur (il riff elettrico di Lake superior), delicata indolenza (Bitch city), cupa introspezione (Winnipeg winds) e brio (Vanderpool vanderpool). A ben vedere, però, al fondo si scorge sempre una malinconia discreta, che è poi l’arma vincente di Collett, perché ne testimonia la sincerità, una sorta di candore che nessun bignami “indie” può spiegare.

Insomma, se si accettano le regole, Rat a tat tat è anche divertente: basta non pretendere da Collett profondità o chissà che rielaborazione metalinguistica. Il songwriter di Toronto appartiene infatti a quella schiera di onesti artigiani, capaci di farti divertire con poco: chi cercasse il disco epocale, è pregato di rivolgersi altrove.