Tullio Avoledo

Tullio Avoledo esordisce con Nero come la notte

Esce il 16 gennaio per Marsilio, Nero come la notte di Tullio Avoledo. Ecco dunque l’esordio nel noir di Tullio Avoledo: un romanzo di cupa e feroce attualità, ambientato nella stessa immaginaria città del Nordest dell’Elenco telefonico di Atlantide.

Tullio Avoledo – Nero come la notte

Sergio Stokar era un buon poliziotto. Forse il migliore, in quella degradata ma ancora grassa città del Nord-Est. Fino al giorno in cui, senza saperlo, non ha pestato i piedi alle persone sbagliate. Così qualcuno l’ha lasciato, mezzo morto, sulla porta dell’ultimo posto in cui avrebbe pensato di finire: le Zattere, un complesso di edifici abbandonati in cui si è insediata, dandosi proprie leggi, una comunità di immigrati irregolari.

Quel posto dall’equilibrio fragile e precario – con la sua babele di lingue, razze e odori – normalmente sarebbe un incubo per uno come Sergio, il cui credo politico è in totale sintonia con le iniziali del suo nome: SS. Ma è un incubo in cui è costretto a restare, adattandosi a nuove regole e a convivere con una realtà che un tempo avrebbe rifi utato. Per poter stare al sicuro, Sergio è diventato “lo sceriffo delle Zattere”: mantiene l’ordine, indaga su piccoli reati. Finché un giorno il Consiglio che governa il complesso lo convoca e gli affi da un incarico speciale.

Alcune ragazze delle Zattere sono state uccise in modo orribile, c’è un assassino in agguato, e solo un poliziotto abile come Sergio può scovarlo, grazie al suo fiuto e alle sue conoscenze, ma soprattutto grazie a un’ostinazione che lo trasforma in un autentico rullo compressore.

In un’Italia appena dietro l’angolo, l’Italia di dopodomani, Sergio Stokar deve tornare dal regno dei morti e rimettersi a indagare, frugando nel passato e negli angoli più in ombra della sua città, per scoprire, alla fi ne, che forse l’indagine è una sola, e che l’orrore si nasconde in luoghi e persone insospettabili. Tutto è legato da un filo. Un filo nero come la notte, rosso come il sangue. Perché in un mondo che ha fatto dell’avidità il suo credo non esistono colpevoli e innocenti, ma solo infinite sfumature di male.