Oreste Del Buono

Oreste Del Buono e William T. Vollmann in libreria

Sono arrivate in libreria per minimum fax due nuove uscite molto interessanti. Racconto d’inverno e Storie della farfalla: La casa editrice romana riporta in libreria la testimonianza indimenticabile di Oreste Del Buono e continua a pubblicare le opere di uno scrittore straordinario come William T. Vollmann.

minimum faxSTORIE DELLA FARFALLA – WILLIAM T. VOLLMANN

Amici e complici di bravate, sesso e avventure, un giornalista e un fotografo americani si immergono e ci accompagnano in un lungo itinerario fra Oriente e Occidente. Nell’inferno della Cambogia, ancora segnata da un profondo retaggio di stragi e violenze, il giornalista si innamora perdutamente di Vanna, una prostituta proveniente dalla capitale. Ma anziché trovare un impossibile e forse ipocrita riscatto nell’amore, continua le sue peregrinazioni in un mondo nel quale degradazione e purezza formano un binomio inestricabile. Tra taxi-girl e turisti del sesso, tra cinismo e perdizione, Storie della farfalla è una fiaba crudele, che trasforma in incubo contemporaneo il sogno romantico dell’amore assoluto, dell’innocenza felice. Vollmann si spinge a individuare nella prostituzione e nello scambio economico «onesto» che la sottende la perfetta incarnazione dell’amore nell’era del capitalismo e del mercimonio; racconta il mercato del sesso e i suoi orrori senza alcun compiacimento o patetismo, e proprio per questo sa rappresentare l’Occidente e gli eccessi del postcolonialismo con una brutalità e un’autenticità che forse il solo Houellebecq di Piattaforma ha saputo eguagliare.

 

 

Oreste Del BuonoRACCONTO D’INVERNO – ORESTE DEL BUONO

 Il campo è quello di Gerlospass, sulle Alpi austriache. Tommaso, insieme a un gruppo di prigionieri polacchi, ucraini e italiani, lavora alla creazione di una linea elettrica tra il Tirolo e il Salisburghese. Tirano su i pali del telegrafo nella neve, sotto un cielo livido e inclemente. Le giornate hanno l’odore asprigno dei mantelli bagnati, le scarpe sono basse e rotte, le labbra dolenti come i muscoli. Alla sera, gli stanzoni si riempiono del fumo delle stufe. Fuori dai vetri corre l’urlo delle abetaie lungo i pendii lisciati dalle tormente e di notte si sente il tonfo delle imposte. Ogni tanto del pane raffermo e una tazza di caffè di ghiande danno un po’ di sollievo alle gambe stroncate. Ma non si aspetta più nulla. Si guarda soltanto l’assurdo candore della neve e si pensa che l’inverno non sia più una stagione, ma uno stato dell’anima, una sorte chiusa, come se la prigionia durasse da sempre e la vita, ormai, fosse stata recisa.
Oreste Del Buono è tra i primi in Italia a raccontarci l’esperienza del lager, con una lingua ruvida e urgente ma di grande espressività, e quasi in presa diretta: Racconto d’inverno, scritto sulla base di una breve novella, uscì alla fine del 1945. Ma la sua testimonianza trascende la Storia e finisce per illuminare una condizione umana universale, quel senso di smarrimento che allora fu avvertito da molti scrittori europei: l’assistere stranieri al muto dolore del mondo e alla sua insensatezza; l’impossibilità di tornare alle parole di prima, dopo l’esperienza della guerra e della deportazione; il tradimento di tutte le attese e di tutte le speranze.