"Rocco": a Venezia il documentario su Siffredi

È giunto in laguna Rocco di Thierry Demazière e Alban Teurlai, il documentario su Rocco Siffredi, che si “mette a nudo” (stavolta non solo fisicamente), raccontando la sua dipendenza dal sesso e i sensi di colpa legati al suo lavoro.
Un film destinato a far (ovviamente) parlare di sé, per l’alto contenuto erotico e per le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Siffredi, che confessa la sua ossessione sin da adolescente («sono stato anche ricoverato per abuso di masturbazioni»). «Da bambino parlare di sesso era molto complicato in famiglia. Io il Diavolo ce l’avevo tra le gambe già da ragazzino […] la mia sessualità era travolgente. E pensare che mia madre voleva farmi diventare prete e mi obbligò a fare il chierichetto. Quei principi, quell’educazione alla Chiesa, mi sono rimasti addosso e non mi hanno aiutato molto» ha detto Siffredi ai microfoni di Tgcom24. Ha poi aggiunto: «È più difficile mettere a nudo l’anima che il corpo, come ho fatto in questo film. Parlare di sesso è difficile, lo si usa solo quando serve e poi lo si nasconde subito».
Sul Messaggero, poi, Siffredi ha parlato dell’attuale industria pornografica. «Noi siamo sempre stati professionali: malgrado il contesto hard curavamo le storie, le luci, i dialoghi. Oggi, su internet, il porno è in mano a dilettanti e hacker che riducono il sesso a una performance atletica e propongono il feticismo estremo».
Rocco sarà al cinema dal 31 ottobre al 3 novembre, distribuito da Bim.

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