Girato nel ’72 da Werner Herzog, con protagonista il «nemico più caro» Klaus Kinski, Aguirre racconta la storia di un gruppo di conquistadores che, a metà del Cinquecento, organizzarono una spedizione in Amazzonia, alla ricerca della mitica El Dorado. La pellicola trae ispirazione da fatti realmente accaduti, anche se il regista ne ha poi realizzato una libera rilettura.
Aguirre è suddivisibile in tre livelli: è un racconto di avventure e di viaggio che ha al centro la questione di una profanazione fallita; è la tragedia di un eroe del male, sui temi della ribellione e della solitudine; infine, è la parabola politica sull’imperialismo coloniale, in cui coabitano uno straniamento epico di timbro brechtiano e una tensione onirica, allucinata (Il Morandini).
Questi tre piani finiscono per intersecarsi più volte nel corso della pellicola: non si tratta solo di un’operazione di conquista di un territorio (nello specifico, di una città leggendaria) più volte attuata nel corso della storia, ma anche di un’illusione di potere da parte dell’essere umano. L’ambiguo Aguirre, infatti, organizza una ribellione contro l’imperatore, sostituendolo con Don Fernando de Guzman che, se all’inizio si dimostra abbastanza perplesso circa quella che è un’evidente farsa senza alcun valore, poi, lentamente, si cala nel suo nuovo ruolo. Aguirre si auto-proclama comandante della spedizione: è lui «l’eroe del male», protagonista indiscusso dell’imminente tragedia, eppure anche il suo principale artefice.
Il viaggio alla scoperta di El Dorado è solo il pretesto di Herzog per raccontare una storia di ordinaria follia, causata in primis dalla sopracitata politica di espansione coloniale, generata da sentimenti di onnipotenza e sottomissione dell’altro: la certezza della propria superiorità, nazionale e di singolo, finisce per confondere il vero dal fittizio, il possibile dall’impossibile. La strada per El Dorado diventa un percorso di morte non solo a causa dei nativi (che in Aguirre rimangono delle entità invisibili), ma anche e soprattutto per la natura, che rivendica la sua supremazia sull’uomo.
Centrale rimane il tema della follia di Aguirre («Sono il furore di Dio e Dio è con me»): le sue chimere sono destinate a soccombere di fronte alla sua fragilità, mentre l’uomo è in costante contrasto con il mondo esterno, che sempre e a più riprese tenta di annientarlo. Impossibile non pensare al loser per eccellenza di Herzog, Bruno Stroszek, romantico personaggio che porta avanti una fallimentare battaglia contro la propria solitudine, alla ricerca di un posto nel mondo che gli viene negato, finché, ancor più emarginato e denigrato di quanto già non fosse, non gli resta che il suicidio.

