Cop Shoot Cop – Ask questions later

È il 1993 e nel mercato discografico arriva Ask questions later dei Cop Shoot Cop, il coronamento di una breve carriera. Che cosa vuol raccontarci un album così? Cosa c’è da dire ancora nell’ambito industrial dopo le esperienze ancora prolifiche di Swans, Einsturzende Neubauten, Coil, Skinny Puppy? Sembra giunto il momento di portare una brezza fresca al genere, quel noise che si affaccia negli anni 90′ sulla scena musicale internazionale.

I Cop Shoot Cop adoperano ottoni, violini e svariati strumenti per maggior ampiezza al loro sound, anche se il loro marchio di fabbrica rimarranno sempre la voce a metà tra lo straziante e l’epico di Tod Ashley e le ritmiche nervose. Il loro sound è quello del “high-on-amphetamines” che esce di casa pronto a devastare la città. C’è una rivolta intera che si soffoca da sola nel delirio e nella disperazione di Ask questions later. Grandiosa Room 429 (coverizzata egregiamente dagli Strapping Young Lad di Devin Townsend) che esprime perfettamente l’intera atmosfera del disco, catapultando l’ascoltatore in quella che forse è la più bella traccia industrial di sempre:

What you don’t understand is where everything’s leading

When all of the signs you see still point to overload

As you reach out your hand, a shattered picture’s receding

Like tail-lights along that lonesome stretch of broken road

‘Cause you’ve been to the past and it’s just a reminder

A recollection of faces that will never come to call

I Cop Shoot Cop incitano alla rivolta, alla distruzione di ogni ostacolo verso quella libertà estrema che soltanto gli scriteriati possono desiderare: il caos. Alla fine tutte le rivolte si concludono in omicidio o suicidio, e proprio questo è l’impasse invalicabile della rivolta sonora del gruppo. I Cop Shoot Cop preferiscono schiantarsi contro il conformismo e la monotonia in un ultimo impeto di collera: «And we’ll ride on the hurricane / Until we are washed away» (All the clocks are broken).

La carriera dei Cop Shoot Cop aveva già prodotto due grandi opere come Consumer revolt e White noise, senza però cambiare eccessivamente il proprio sound, ma è con Ask questions later che arriva il contratto con l’Interscope Records e la fama, ben presto troncata dalla chiusura del progetto. A parte la sopracitata Room 429, il disco è composto da alcuni pezzi memorabili come 10$ Bill, Everybody loves you e All the clocks are broken, che ne fanno un capolavoro tanto alle orecchie degli amanti dell’industrial che del rock. In Ask questions later la rabbia sfocia nel dolore grigio della sofferenza contemporanea. Tod Ashley, la vera mente del gruppo, urla al mondo la sua nevrosi sapendo che tutti possono capirlo ma nessuno può aiutarlo.

SOSTIENI LA BOTTEGA

La Bottega di Hamlin è un magazine online libero e la cui fruizione è completamente gratuita. Tuttavia se vuoi dimostrare il tuo apprezzamento, incoraggiare la redazione e aiutarla con i costi di gestione (spese per l'hosting e lo sviluppo del sito, acquisto dei libri da recensire ecc.), puoi fare una donazione, anche micro. Grazie