Riaperto il caso Neruda, per scoprire se il famoso poeta cileno è deceduto proprio per cancro o se è stato ucciso.
Neruda morì nel settembre del ’73, poco tempo dopo il golpe che mise fine al governo di Allende. A richiedere nuove indagini sono stati i parenti del poeta e il Partito Comunista a cui Neruda era iscritto. Sulla sua morte ci sono sempre state delle ombre: la salma fu esaminata già nel 2013, per ordine del giudice Mario Carroza, su segnalazione di Manuel Araya, autista di Neruda, il quale affermò che quest’ultimo venne ucciso con un’iniezione letale durante il suo ricovero nella Clinica Santa Maria di Santiago. Allora gli esami dimostrarono l’avanzato stato del tumore alla prostata di Neruda e l’assenza di agenti chimici da imputare alla sua morte, ma in molti continuarono a sostenere che, sebbene in difficili condizioni di salute, Neruda non era in fin di vita.
In realtà, la perizia del 2013 non riuscì a stabilire se il poeta fosse stato o meno avvelenato, a causa del tempo trascorso tra la morte e le analisi (esattamente 40 anni). «Questa seconda perizia dovrà stabilire invece se c’è stato un danno cellulare nelle proteine, prodotto da qualche sostanza che ora non è più presente nella salma» ha affermato Rodrigo Lledò, avvocato dell’area dei diritti umani nel ministero degli Interni cileno. Scopriremo a breve se questi nuovi esami confermeranno il decesso per il tumore o se, davvero, dietro alla morte di Neruda c’è un delitto.
