James Mangold – Quando l’amore brucia l’anima. Walk the line

«You’ve got a thing or two to learn about me, baby»: così iniziava Blame it on your heart, che River Phoenix cantava in The thing called love di Peter Bogdanovich, durante un famoso duetto con Samantha Mathis (collega e, allora, anche fidanzata dell’attore, fino alla sua morte per overdose nel ’93). Quando diversi anni dopo un altro Phoenix, Joaquin, ha vestito i panni neri (di un uomo che si appresta «ad andare a un funerale») di Johnny Cash, la sensazione è stata quella di rivedere una scena simile, di una coppia di artisti su un palco, pronti a condividere la propria storia d’amore con il pubblico nel modo a loro più congeniale: grazie alla musica.

In coppia con Cash c’era June Carter, il grande amore della sua vita, compagna nel privato e sotto i riflettori. Walk the line è il titolo del biopic di James Mangold dedicato al leggendario artista, che richiama un omonimo e noto successo di Cash, registrato nel ’56 e inserito nella colonna sonora di Un uomo senza scampo del ’70 (il titolo originale del film di John Frankenheimer era proprio I walk the line).

“Walk the line” significa “rigare dritto, comportarsi bene”. Non che Cash l’abbia sempre fatto, anzi. Però la canzone dice anche «because you are mine, I walk the line»: se la vita di Cash riuscì a recuperare un minimo di equilibrio fu proprio grazie alla presenza della seconda moglie June Carter. La pellicola parla proprio della storia d’amore fra Johnny e June: il soggetto è tratto da due autobiografie del musicista, Men in black e Cash: an authobiography, in cui vengono ripercorsi i momenti più importanti della vita e della carriera di Cash, dall’infanzia in Arkansas fino al famoso concerto nella prigione di Folsom (California) nel ’68. Walk the line non è solo un film da guardare ma, soprattutto, da ascoltare. Non è un musical (anche se Phoenix e Witherspoon interpretarono davvero alcuni celebri pezzi della coppia) e nemmeno il racconto della vita matrimoniale di Johnny e June: il film narra il precedente e difficile percorso che ha portato a questo sodalizio umano e musicale, in cui trovano ampio spazio anche i genitori di John e la sua prima moglie, Vivian, dalla quale Cash ebbe due figlie. Il regista insiste particolarmente sul peso di queste tre figure sulla vita dell’uomo e sullo sviluppo delle sue insicurezze e frustrazioni, nonostante una carriera artistica fortunata e ben avviata.

Johnny Cash rappresenta simbolicamente il punto di passaggio dalla tradizione country, a cui temporalmente appartiene, al rock moderno. Negli anni Settanta la sua popolarità crebbe soprattutto grazie alla collaborazione e all’amicizia con Bob Dylan (nel ’65, John e June avevano duettato in It ain’t me babe, uno dei più significativi successi di Dylan). Sono stati proprio John e June in persona a scegliere Phoenix e Witherspoon come protagonisti del film. Purtroppo, il cantante e la moglie morirono ancor prima dell’inizio delle riprese del lungometraggio, ma qualcosa ci dice che del lavoro di Mangold sarebbero stati assolutamente entusiasti. Oscar nel 2006 alla Witherspoon come migliore attrice protagonista.

 

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