È morta Nadine Gordimer, 90 anni, una delle più importanti voci contro l’apartheid. Nata in Sudafrica nel novembre del ’23, la Gordimer ha vinto nel ’74 il prestigioso Booker Prize e nel 1991 il Premio Nobel per la letteratura.
Nelle opere di quest’autrice l’attenzione è, in particolare, posta sulle tensioni morali e psicologiche derivanti dalla segregazione razziale in Sudafrica: fra i suoi titoli più importanti ricordiamo, tra gli altri, I giorni della menzogna, Un mondo di stranieri, Occasione d’amore, Il mondo tardoborghese, Un ospite d’onore, Il conservatore, La figlia di Burger, Luglio, Una forza della natura, Storia di mio figlio.
Sposa in seconde nozze nel ’54 Reinhold Cassirer, un commerciante d’arte che aveva fondato la sede sudafricana di Sotheby’s e aperto in seguito una propria galleria (per lui si tratta del terzo matrimonio): un’unione felicissima, che si concluderà con la morte di Cassirer nel 2001. Lo scorso marzo, in un’intervista su la Repubblica, la scrittrice aveva confessato di essere malata di cancro al pancreas e di volersi ritirare dalla scrittura, poiché indebolita dalla malattia. «Non aveva il fisico del combattente, ma era dotata di una grandissima forza interiore. Era il contario di quello che uno poteva aspettarsi. E nel suo paese era molto rispettata» è il ricordo commosso di Pietro Veronese, che più volte in passato aveva intervistato l’autrice.
