Giovanni Veronesi – Una donna per amica

Lasciamo perdere l’eterna questione esistenziale se sia possibile o meno l’amicizia tra uomo e donna: l’ha già ampiamente sviscerata Max Pezzali ne La regola dell’amico e non è il caso di approfondire. Lasciamo perdere una parola come “realismo”, adoperata dallo stesso Giovanni Veronesi per descrivere il suo film, e mettiamo da parte anche tutte le considerazioni sullo stato della commedia all’italiana, data sempre per morta e poi resuscitata troppo frettolosamente (salvo trascurare i titoli che la interpretano nella maniera più genuina come Smetto quando voglio). Una donna per amica è semplicemente un buon film, né più né meno. Entri al cinema, ti siedi, aspetti il buio in sala e i trailer, e quando inizia è quasi già bello che finito per quanto è prevedibile. Però il film di Veronesi ha dalla sua un garbo innegabile, e per 88 minuti regala uno spettacolo simpatico, forse un po’ superficiale (nel senso che neppure vuole scendere particolarmente a fondo) ma con un fascino molto retrò, anni ’80 (le commedie dell’amico Francesco Nuti).

La sceneggiatura, firmata da Veronesi con Ugo Chiti, è un meccanismo trasparente nelle mosse e negli intenti. Ruota tutta intorno alla strana coppia Fabio De LuigiLaetitia Casta, ben assortita, e al loro rapporto complice, tenero, confidenziale – da amici, i quali, però, un bel giorno scoprono che tra di loro proprio non c’è solo amicizia, anzi. A guardare il film ti verrebbe da dire “ma perché perdete tempo, è così chiaro”: loro, però, Francesco e Claudia, ci mettono un po’ di più ad accorgersene. Lui, avvocato e consigliere comunale di Trani per una lista ambientalista, passa prima per una relazione con la sua assistente (Valentina Lodovini); lei, italo-francese, veterinaria con sorella problematica (Valeria Solarino), sposa persino un altro (Adriano Giannini). A un tratto realizzeranno che non è il caso di perdere ancora tempo: occhio, però, perché il finale non è necessariamente quello che immaginate.

Una donna per amico è un film garbato, con personaggi efficaci (il tenerone De Luigi, la casinista Casta, la virago Geppi Cucciari, nei panni di una cliente del protagonista), una vena agrodolce, qualche buona intuizione (il tema di fondo è la precarietà sentimentale) e forse persino una vena un po’ maschilista. Nel complesso, soprattutto una pellicola fatta per scorrere via leggera senza troppe domande, cosa che ne costituisce al tempo stesso il pregio principale e il limite imperdonabile.

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