Pussy Riot, Masha e Nadia replicano alle ex compagne

Qualche giorno fa, in occasione della loro comparsa sul palco del Bringing Human Rights Home, il concerto a sostegno dei diritti umani organizzato a New York da Amnesty International, Masha Alyokhina e Nadia Tolokonnikova erano state espluse dalle Pussy Riot. La motivazione, espressa in una lettera (non firmata), era che le due non hanno ormai più nulla a che vedere con gli ideali fondativi del movimento (separatismo, femminismo, lotta all’autoritarismo e al culto della personalità).

Oggi, però, arriva la risposta di Nadia e Masha, secondo cui la lettera va contro i principi delle Pussy Riot. «Chiunque può essere una Pussy Riot e nessuno può esserne escluso», spiega la Tolokonnikova al Times. «Le Pussy Riot possono solo crescere». Inoltre, rivela sempre Nadia, le due sono ancora in contatto con le compagne con cui eseguirono l’ormai famosa preghiera puntk nella cattedrale di Cristo Re di Mosca nel febbraio 2012: in seguito a quell’episodio, la Tolokonnikova e la Alyokhina, con Yekaterina Samutsevich, furono arrestate (alla Samutsevich fu poi concessa la libertà provvisoria).

Quello che vorremmo, spiega Nadia, è che «altre persone che hanno questo stesso “microfono”, la celebrità, facciano resistenza con noi».

Sul tema è interventuo anche Questlove, colonna della band r&b The Roots, presente alla serata organizzata da Amnesty International. «Non ho mai voluto incontrare Nadia e Masha per non rovinare il mistero», ha spiegato il musicista, che ha poi espresso preoccupazione per la nuova celebrità del duo: «Una volta l’hip hop era una voce ribelle. Se anche l’hip hop si è corrotto, allora chiunque può corrompersi».