Jon Turteltaub – Last Vegas

In realtà non sappiamo bene se vedere quattro grandi nomi del cinema di Hollywood ridotti a quattro carcasse sia deprimente o divertente. Divertire è sicuramente lo scopo di Last Vegas, mentre i dinosauri in questione sono Morgan Freeman, Kevin Kline, Michael Douglas e Robert De Niro (quest’ultimo, poi, reduce da una versione impolverata di Toro Scatenato in Il grande match, in coppia con Stallone, più Rocchio 47 che Rocky).

La storia è molto semplice: un gruppetto di storici amici, ormai avanti con l’età, si ritrova in occasione dell’imminente matrimonio di uno di loro, con una ragazza molto più giovane. Quale posto migliore per un addio al celibato coi fiocchi se non Las Vegas, città del divertimento e, soprattutto, della menzogna. Perché a Las Vegas niente è quello che sembra e si può essere chiunque si voglia. Ciò non toglie che gli anni sul groppone pesano, per cui i quattro dovranno ricorrere a degli espedienti a base di Red Bull e vodka per reggere i ritmi frenetici, scanditi da puntatine al tavolo da gioco e dai vizi tipici della sin city.

La commedia potrebbe risultare anche piacevole se non fosse per il palese riferimento a quello che è stato e che non ritornerà e il ritratto, a volte amaro, di quattro personaggi che superano i settanta tra crisi d’identità, noia, malattie tipiche della vecchiaia, rimpianti e questioni in sospeso. Questo anche se gli attori sono bravissimi nell’offrire al pubblico dei caratteri che richiamano ciò che li ha resi grandi in passato: con Kline sembra di essere tornati alla vecchia commedia degli anni Ottanta, De Niro mantiene sempre la sua aria un po’ rude, Freeman una sorta di raffinatezza ed equilibrio, mentre Douglas conferma la sua aria da latin-lover (ma forse sarebbe più corretto dire da sex-addicted, visti i precedenti).

Non è sbagliato celebrare l’età matura. Così come non è sbagliato metterne a nudo le fragilità, la lentezza nei movimenti, magari evidenziando che lo spirito, invece, rimane sempre giovane. Oppure, perché no, un’altra via è quella di puntare i riflettori sulle scelte sbagliate, i rimorsi, le conseguenze di certi trascorsi, cercando un riscatto, un modo per fare pace con la propria coscienza. Last Vegas, nonostante tutte le migliori intenzioni, offre al pubblico uno spettacolo grottesco (più che comico), in cui è palese la paura dei personaggi d’invecchiare, il loro tentativo di esorcizzare il tempo che passa e la volontà di tornare a quelle atmosfere da Rat Pack che resero grande la loro Las Vegas: ma quei momenti sono andati e resta la paura della fine, ormai non più così lontana. Comunque nel film una cosa è davvero apprezzabile: l’inno all’amicizia, quella vera, che aiuta a sentirsi meno soli e che, al contrario degli anni, non passa mai.

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