Ridley Scott – The counselor. Il procuratore

Regia di Ridley Scott. Sceneggiatura di Cormac McCarthy, al primo lavoro ufficiale per il cinema dopo i fortunati adattamenti di Non è un paese per vecchi e The road. Un cast stellare che comprende Micheal Fassbender, Penélope Cruz, Javier Bardem, Cameron Diaz, Brad Pitt. Sulla carta The counselor. Il procuratore sembrava già destinato ad un grande successo e invece, complice una sonora stroncatura della critica americana, il film è stato un clamoroso flop ai botteghini statunitensi ed, intuito il pericolo, anche in Italia è uscito nei cinema leggermente in sordina rispetto agli standard che un cast come questo garantisce.

Effettivamente a prima vista poteva sembrare la solita storia dell’uomo tranquillo che entrato nel mondo della droga non riesce più ad uscirne rimanendo invischiato in un meccanismo più grande di lui. Nello specifico l’uomo in questione (Fassbender), tramite Rainer un criminale di sua conoscenza, (Bardem), accetta di comprare un carico di cocaina del valore di 20 milioni di dollari che verrà trasportato dal Messico agli Stati Uniti. In realtà ci rendiamo subito conto che il film contiene ben altro. C’è il tema del libero arbitrio che conduce sempre alla scelta sbagliata. C’è un pessimismo di fondo che accumuna l’umanità intera. C’è un mondo malato dominato dai soldi e dal potere che tutti si illudono di poter conquistare. È così che ha inizio anche per il protagonista la spirale di violenza e di morte che come un “bolito”, marchingegno che una volta messo intorno al collo si stringe fino a recidere la carotide, sarà impossibile da fermare una volta intrapresa.

Ma è un altro il tema che avvolge tutta la pellicola e che di solito nelle storie di McCarthy rimane sullo sfondo, ovvero le donne. Se all’inizio infatti gli uomini sembrano avere il potere e le donne sono solo “passatempi costosi facilmente comprabili”, durante il film questa prospettiva si ribalta. Sono gli uomini ad essere degli inutili fantocci che passo dopo passo dimostrano tutta la loro goffaggine. Lo è il procuratore che trova nella futura moglie (Cruz) l’unico momento rassicurante della giornata, quando è solo un ridicolo piagnisteo per tutti gli altri. Lo è Westray (Pitt) che si farà fregare da una giovane donna nemmeno troppo esperta. Ma lo è soprattutto Reiner completamente sottomesso dalla compagna Malkina (Diaz) in quella scena che è già cult dell’amplesso ginecologico sul parabrezza della macchina: vera e propria donna-giaguaro, con tanto di tatuaggio maculato sulla schiena, che come il felino è pura perchè non c’è differenza tra quello che è e quello che fa. E quello che fa è uccidere.

Girato con mano ferma ed estrema professionalità il film di Scott molto probabilmente non piacerà al grande pubblico. Tuttavia superato l’impasse dei lunghissimi dialoghi e delle inutili massime filosofiche dei protagonisti, il film riesce ad insinuarsi dentro e a non uscirne. Proprio come il bolito.

SOSTIENI LA BOTTEGA

La Bottega di Hamlin è un magazine online libero e la cui fruizione è completamente gratuita. Tuttavia se vuoi dimostrare il tuo apprezzamento, incoraggiare la redazione e aiutarla con i costi di gestione (spese per l'hosting e lo sviluppo del sito, acquisto dei libri da recensire ecc.), puoi fare una donazione, anche micro. Grazie