Town of Saints – Something to fight with

Si racconta che durante un workshop di songwriting ad Innsbruck, l’olandese Harmen Ridderbos abbia incontrato Harmen Ridderbos, delicata fanciulla finlandese dai capelli rossi, e che insieme abbiano deciso di fondare i Town of Saints. Ai due si è poi aggiunto il batterista Sietse Ros e insieme hanno iniziato a suonare per i festival in tutta Europa. Il trio ha scelto l’incantevole cittadina olandese di Gronida come punto d’appoggio, ma continua a vagabondare e a suonare in giro per l’Europa. La sua musica, infatti, fa pensare a ben altri luoghi: l’Irlanda, innanzitutto, ma anche Stati Uniti ed Inghilterra.

Something to fight with è il loro disco di debutto che esce per Snowstar Records dopo due EP autoprodotti. È un album in bilico tra il folk e l’indie rock in cui il loro passato da busker è riconoscibilissimo: il violino della brava Heta ricorda vecchie canzoni irlandese, mentre la chitarra acustica e la voce di Harmen evocano un certo tipo di neo-folk alla Lumineers e Of Monster and Men.

L’apertura del disco è affidata a Stand up, un riuscito mix di folk e rock trascinante che ben riassume l’essenza dell’intero album in cui gli arpeggi della chitarra e la batteria donano alla maggior parte dei brani un ritmo serrato e danzante mentre l’anima folk è affidata quasi sempre al violino. Il risultato è un piacevole contrasto che funziona sia nei pezzi più allegri come in Trapped under ice sia in quelli più intimi e malinconici come nella dolce ballata New skins. I momenti migliori sono quelli in cui il trio riesce a controllare maggiormente il violino dando vita ad un sound convincente ed omogeneo, come nella bellissima Direction, in cui violino e chitarra si intrecciano perfettamente in un crescendo finale di grande intensità. Purtroppo spesso il violino emerge fin troppo sugli altri strumenti e si lancia in scatenati assoli, rompendo così il delicato equilibrio, come succede nella traccia che da il nome all’album, Something to fight with.

Se da una parte è apprezzabile la volontà di mescolare il loro passato da busker con un folk che strizza l’occhio ai vari Fleet Foxes e ai già citati Lumineers, senza però usare coretti, fisarmoniche e banji tanto di moda nella nuova scena folk americana e inglese, dall’altra i Town of saints sembrano soffrire della mancanza di qualcosa che li renda facilmente riconoscibili. Something to fight with resta comunque un buon disco di debutto, e ci auguriamo che con i prossimi lavori il trio riesca a trovare la propria strada senza perdersi in mezzo ad uno scenario già molto affollato.

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