Robert Luketic – Il potere dei soldi

Paranoia (il titolo originale) o Il potere dei soldi (il titolo italiano)? Come sempre, la scelta non è una questione di nazionalismo, ma di universo di significati distinti. Nella versione americana, il film di Robert Luketic (21) sceglie di rispettare il titolo del libro di Joseph Finder da cui è tratto, e soprattutto fa riferimento ad un’ossessione ben precisa, quella tutta contemporanea per la permeabilità della privacy. Il titolo italiano, invece, oltre che più banale, è legato ad un’ossessione ancora più antica, il denaro, e soprattutto alla tesi che i soldi possono (e corrompono) tutto. Entrambe le dimensioni, in effetti, sono presenti nella pellicola di Luketic, ma trattate in maniera francamente molto prevedibile, deludente.

Il problema del film, in primis, è Liam Hemsworth, protagonista nei panni di Adam Cassidy, giovane ambizioso stretto tra due magnati dell’hi-tech, Nicholas Wyatt (Gary Oldman) e Joch Goddard (Harrison Ford), e costretto da un ricatto a fare il doppio gioco per il primo contro il secondo. Hemsworth è giovane e bello, ma l’espressività gli manca – per essere eufemistici. Il che, considerando il tono thriller della pellicola e il fatto che speculi su paure particolarmente sentite, certo è un bell’handicap. Ma non è neppure questo il punto. Se Il potere dei soldi è un film fiacco, è soprattutto perché affronta i lati oscuri del capitalismo e della civiltà informatica dalla posizione di comodo di chi parla per stereotipi. Il ritratto del mondo delle grandi corporation tecnologiche, tra giovani arrembanti che non si rassegnano al destino paterno di pensionati ingrigiti dagli acciacchi (Adam) e vecchi squali cinici e avidi (Nicholas e Joch), è di quelli da manuale, nel senso che l’abbiamo visto e letto in centinaia di film, saggi e articoli di giornale. La sceneggiatura, dunque, appiattisce la complessità della materia, sfuma più di quanto non vorrebbe le zone grige, e relega anche i personaggi più interessanti (Joch, tormentato dalla morte del figlio) al ruolo di figure di poco conto.

Adam deve scegliere: da un lato, i valori con cui è cresciuto, quelli inculcatigli dal padre (Richard Dreyfuss), dall’altro il potere e il denaro, rappresentati dai padri “adottivi” Joch e Nicholas. Ovviamente la scelta non sarà semplice, e ad Adam servirà rischiare la vita per capire da che parte voglia effettivamente stare. Una mano a chiarirsi le idee gliela darà anche una ragazza, Emma (Amber Heard) – tanto per aggiungere un altro ingrediente banale al plot.

Siamo lontani, insomma, dalla filosofia cinica e pungente dell’Oliver Stone di Wall Street, ma anche dall’efficacia studiata del più recente La frode (con Richard Gere): il film di Luketic fatica ad appassionare, e per di più sembra persino grossolano nell’affrontare gli aspetti tecnici delle violazioni informatiche (non c’è ostacolo che gli hacker non possano rimuovere con un clic). Da dimenticare.

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