«Vento d’estate, io vado al mare, voi che fate?». Ci andiamo anche noi, magari in compagnia di un buon libro. Noi de “La bottega di Hamlin” vogliamo provare a proporvi cinque titoli italiani e cinque stranieri, a metà strada tra i classici e i cult, da portare sotto l’ombrellone (ma anche in montagna, al lago, in città, dove vi pare). Oggi partiamo con gli italiani, lunedì prossimo sarà il turno degli stranieri, per cui stay tuned!
Grazia Deledda è senz’altro un’autrice nostrana molto conosciuta, eppure, chissà perché, affrontata marginalmente anche nelle scuole. I personaggi deleddiani sono «vittime del fato, costretti alla colpa, all’infelicità» (A. Dolfi), mentre l’accento sull’intrinseca fragilità umana è riscontrabile in uno dei titoli più noti dell’autrice sarda, ossia Canne al vento (1913): l’uomo non può niente contro le sue pulsioni (soprattutto di natura sessuale), è preda del male, che come un vento s’abbatte sull’individuo, destinato a piegarsi e a uscire sempre sconfitto dai suoi tentativi di resistenza al peccato. Canne al vento riprende questo concetto in una storia che ha luogo in un contesto quasi magico (che contribuisce a rendere più accattivante e coinvolgente la lettura), dove trovano ampio spazio le leggende dell’antico folclore sardo. Efix è il servo delle tre sorelle Pintor, Ester, Ruth e Noemi. Egli coltiva con devozione un piccolo podere, fino al giorno in cui giunge al paese Giacinto, il figlio di una quarta sorella, Lia. Tra Giacinto e Noemi nasce un legame ambiguo e proibito, anche se il ragazzo è legato a un’altra donna, Grixenda, e Noemi è corteggiata dal cugino, don Predu.
L’odore del sangue (1979) di Goffredo Parise, invece, è incentrato sulla confessione di una donna al marito, circa una sua relazione extraconiugale con un giovane romano. C’è quindi un Narratore, che da anni tradisce la moglie e che da un po’ di tempo ha un rapporto stabile con una ragazza, che però non riesce a tollerare che la consorte viva una storia d’amore con un altro. È un sentimento intenso quello di Silvia (questo il nome della donna) per il suo amante, un legame di cui il Narratore vuole conoscere ogni particolare, anche il più intimo, in un romanzo percorso, dalla prima all’ultima pagina, dal sentore di morte suggerito dal titolo. Un libro che coniuga un mix di violenza e sesso, con il quale l’autore vicentino cerca di esorcizzare le paure per la malattia, che ne ha stroncato la vita a cinquantasei anni.
Non può mancare l’evergreen Pier Paolo Pasolini, ma per questa volta non vogliamo consigliarvi Ragazzi di vita o Una vita violenta, quanto l’ultimo, incompiuto e appassionante Petrolio (1992). L’interesse per il volume è tutto incentrato sull’argomento portante, in quanto vi è un chiaro riferimento (già dal titolo) al caso Mattei. Il protagonista del romanzo è Carlo, un ingegnere torinese, impiegato all’ENI. Un personaggio sdoppiato, una sorta di Jekyll e Hyde, con una parte pura ed estroversa, e un’altra più oscura. Manco a dirlo, Carlo passa attraverso una sequenza di esperienze sessuali al limite del lecito, in una serie di appunti in cui Pasolini intende denunciare l’involuzione sociale italiana del suo tempo, aspetto che ha costituito uno dei leitmotiv fondamentali di tutta la sua produzione.
Umberto Eco non può essere certo definito un autore da spiaggia: Il nome della rosa è senz’altro un romanzo nel complesso avvincente, ma alcuni passaggi, diciamocelo, rischiano di farci assopire sotto il solleone. Però, che ne dite de Il pendolo di Foucault (1988)? Di certo coinvolgerà chi s’interessa alle leggende sui Templari. Preparatevi allora a immergervi in una piccola realtà editoriale milanese, specializzata in pubblicazioni esoteriche, e in una sorta di gioco ordito dai tre protagonisti, Casaubon, Diotallevi e Belbo, che condurrà a epiloghi inaspettati. Perché consigliare Eco in questa sede? Perché non sempre “lettura estiva” deve per forza essere sinonimo di disimpegno. Eco è un autore che può soggettivamente piacere o meno, ma di certo assicura una full immersion in un mondo dove impegno intellettuale e cura formale fanno da padroni: vi assicuriamo che, una volta iniziato, Il pendolo di Foucault non potrete fare a meno di leggerlo tutto d’un fiato.
Concludiamo questa rapida lista con un bel giallo, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1946), di Carlo Emilio Gadda. In una mess di linguaggi, il libro rappresenta una riflessione circa la realtà italiana fascista (la trama ha luogo nella Roma del 1927), considerata appunto un “pasticcio” irrisolvibile, intriso di stupidità, inettitudine e ridicolo. Nel romanzo c’è un commissario incaricato di indagare su un furto di gioielli, avvenuto in un palazzo di via Merulana. Nello stesso stabile viene, in seguito, anche uccisa una donna. Le indagini prendono in esame l’ambiente e le relazioni delle due vittime, con un Gadda dall’occhio cinico e disincantato, scettico circa la possibilità di individuare un colpevole ai crimini, proprio a causa della complessità della società, dove è impossibile stabilire un ordine razionale e concreto alle cose. Alla lettura del libro di Gadda consigliamo pure la visione di Un maledetto imbroglio di Pietro Germi, ispirato al Pasticciaccio, anche se manca la trasposizione del linguaggio dello scritto, che costituisce il punto di forza di questa bella opera dello scrittore milanese.




