Fuck Buttons – Slow focus

Meno clamore, più sostanza: la distanza tra i Boards of Canada e i Fuck Buttons è tutta qui. Se i primi, complici anche uno iato di otto anni e una generale fame di fenomeni che caratterizza la nostra epoca, sono stati protagonisti di una rentrée che ha segnato il divario tra le premesse (promesse) e il risultato, per i secondi l’hype è stato decisamente minore, ma la resa di gran lunga più soddisfacente.

Al di là delle differenze programmatiche (la contemplazione di una landa postatomica per Tomorrow’s harvest, l’esplorazione dei recessi spaziali per Slow focus), sul piatto della bilancia pesa, in favore dei Fuck Buttons, un uso più intrigante e puntuale degli stereotipi: droni, iterazioni, ritmi ballabili e progressioni in crescendo definiscono trame aperte ad un’ampia gamma di suggestioni, lontano dalla trappola dell’autoindulgenza. Slow focus è esattamente quello che il titolo dice: una lenta messa a fuoco che cerca il punto di contatto tra materia e spazio, tra durezza marziale e deliquio amniotico (Brainfreeze, Year of the dog), un’ascensione dal taglio cinematico, che mentre satura l’aria intorno rivela squarci d’immensità commovente (Hidden XS).

Il tono, rispetto al passato, è più “dark”, aggressivo. Sentients è robotica e minacciosa, sembra la messa in scena di un mondo retto da un automatismo impazzito e totalizzante. Prince’s prize, dal canto suo, pare giocare a Space Invaders, ma con il sottofondo di un tema dei Goblin bombardato di sincopi da dancehall. L’immaginario sci-fi permea pure Stalker, impostata su beat che rimbombano e riecheggiano e su una linea di synth che si distende solenne e maestosa. Tutto è sgranato, corroso, in Slow focus: l’atmosfera è tesa, i suoni sciamano come se fossero “colti”, intercettati per qualche istante e lasciati liberi di vagare. E questo nonostante i pattern definiti e monotoni. Anche al cospetto del trip-hop spaziale di Hidden XS si ha l’impressione che il viaggio sia ben lungi dall’essere arrivato a conclusione: quello che si scorge è semplicemente un nuovo orizzonte, da cui necessariamente ripartire, per non fermarsi mai.

Slow focus, insomma, è un disco vivo. Magari non originalissimo, ma vibrante, con un bel carattere, che cerca e trova un interessante anello di congiunzione tra varie forme dell’elettronica contemporanea, e tra la sperimentazione e la melodia. Lontano dai riflettori, alla luce delle stelle: i Fuck Buttons.

SOSTIENI LA BOTTEGA

La Bottega di Hamlin è un magazine online libero e la cui fruizione è completamente gratuita. Tuttavia se vuoi dimostrare il tuo apprezzamento, incoraggiare la redazione e aiutarla con i costi di gestione (spese per l'hosting e lo sviluppo del sito, acquisto dei libri da recensire ecc.), puoi fare una donazione, anche micro. Grazie