Squadra che vince non si cambia – soprattutto quando la squadra in questione ha fruttato agli studios 3 miliardi di dollari. Si parla, ovviamente, del trio Gore Verbinski – Johnny Depp – Jerry Bruckheimer, artefici, nelle rispettive vesti di regista, interprete (Jack Sparrow) e produttore, della “reinassance” del genere piratesco con la saga de I pirati dei Caraibi. Evidentemente, a giudicare da questo nuovo The Lone Ranger, ai nostri interessa cimentarsi con il classico hollywoodiano, anche molto distante nel tempo. La nuova pellicola, un western (“il” genere americano), affonda le sue radici negli anni ’30, in uno sceneggiato radiofonico (poi fumetto e serie tv) incentrato sull’eroe Ranger Solitario, alias John Reid, un avvocato che si trasforma in giustiziere mascherato dopo che gli uccidono il fratello Texas ranger, durante una spedizione per catturare il pericoloso criminale Butch Cavendish.
Le prime accoglienze del botteghino non sono state molto positive, per The Lone Ranger, il che, per produzioni del genere, non è un fatto da poco. Il film di Verbinski offre uno spettacolone divertente e adrenalinico, sicuramente di prima qualità; il racconto, che intreccia le storie di Reid (Armie Hammer) e del suo assistente, l’indiano Tonto (Johnny Depp), procede spedito, e gli interpreti sono tutti bravi. Insomma, dal punto di vista della messinscena, il film è difficile da attaccare.
L’intenzione di Verbinski è evidente: rinverdire gli stereotipi del genere. E qui ci sono tutti: il giustiziere desideroso di vendetta, l’aiutante un po’ strampalato, i bordelli, il treno, gli indiani, il cattivo “lombrosiano” (William Fichtner) e quello più subdolo (Tom Wilkinson), i caynon e quant’altro. Verbinski e Depp ci mettono uno spirito avventuroso, un pelo demenziale ma sempre composto, mescolando all’epopea da cowboy, al solito, azione, commedia e un pizzico di sentimento (c’è anche la bella in pericolo, ovviamente). Nonostante tutto, però, il profluvio di cliché si esaurisce in una bella carrellata superficiale, un colossale parco giochi (con tanto di minuziose ricostruzioni d’ambiente) che deve l’effetto sorpresa alla quantità piuttosto che alla novità.
Rispetto a I pirati dei Caraibi (il primo), a The Lone Ranger manca parecchia freschezza. E le cose, probabilmente, peggioreranno pure: pare che la pellicola si trasformerà in un franchise, con altri due, forse tre, episodi già in preparazione. Siamo davvero sicuri, però, che non sia il caso di cambiare qualcosa, in questa squadra?
