Sette milioni di dollari: per gli standard hollywoodiani pochi, non bastano neppure a definire un budget di spessore. Eppure, il Terminator di James Cameron è tutt’altro che un film di serie b. La trama condensa gli stereotipi della fantascienza in maniera brillante, sobria, così come la narrazione, dal ritmo implacabile, corroborata da un sagace gusto visivo (gli effetti speciali di Stan Winston) e da una tecnica cinematografica sopraffina. Non deve perciò stupire che il film abbia incassato in tutto il mondo 78 milioni di dollari e soprattutto generato un (ottimo) seguito dal costo di 100 milioni di dollari (a proposito dei budget di Hollywood).
La storia, dicevamo, è un bel mix di cliché della sci-fi. Siamo nel 1984: un androide, inviato dal 2029, cerca una tale Sarah Connor per eliminarla. La donna, infatti, darà alla luce John Connor, il futuro capo della resistenza nella lotta che gli umani intraprenderanno, negli anni Duemila, contro i robot, nel frattempo impadronitisi del mondo. Nella sua missione, l’androide (un monolitico e per questo bravissimo Arnold Schwarzenegger) trova sulla sua strada un altro campione (umano) del futuro, Kyle Reese, anche lui venuto dal 2029, ma per proteggere la Connor e il bambino che presto porterà in grembo. Terminator, insomma, gioca con immagini di futuro apocalittico (la Terra, nel 2029, è devastata dalla guerra nucleare), adopera l’evergreen del viaggio nel tempo e agita lo spauracchio della ribellione della macchina al suo creatore per imbastire un racconto a presa rapida, incalzante.
Terminator, approdato nel presente, ha il problema di rintracciare il suo bersaglio: comincia allora a scorrere l’elenco telefonico, e uccide una Sarah Connor dopo l’altra, finché non arriva a quella giusta, che lavora in un diner. Reese, combattente nelle fila della resistenza accanto a John Connor, sventa l’assassinio, e da lì è tutto un cercare di seminare il Terminator che, tuttavia, sembra indistruttibile: un intero distretto di polizia o l’esplosione di un autocisterna non possono nulla contro il droide. Sull’elemento action, che aggiunge la giusta adrenalina al racconto, Cameron innesta anche un motivo romantico: l’amore che sboccia tra Kyle e Sarah e che, per uno di quei paradossi tanti cari alla fantascienza, avrà come prodotto proprio la nascita del “salvatore” John.
Cameron racconta di un futuro dominato da macchine antropomorfe e precipitato nell’incubo della catastrofe atomica grazie alla solita ossessione militarista dei governi (il sistema difensivo Skynet, che, come l‘Hal 9000 kubrickiano, si ribellerà all’uomo). Lo fa con rara forza espressiva e perizia tecnica, a dimostrazione di come i milioni di dollari, da soli, sono nulla senza una semplice, buona idea.
