L’esorcista è un film indimenticabile. E lasciate perdere le leggende, le maledizioni sul set, gli incidenti, le morti inspiegabili: tutte sciocchezze, al più montature ad hoc per creare un alone di leggenda intorno ad un film che non ne ha bisogno. Perché il punto è questo: al di là del contorno paratestuale, quello di William Friedkin è davvero un grandissimo film, un prodotto che fonde alla perfezione cura artigianale ed ambizione artistica sotto le insegne di un mix di realismo documentarista e visionarietà fantastica senza precedenti.
Regan (l’ormai proverbiale Linda Blair) è la figlia dell’attrice Chris MacNeil (Ellen Burstyn): lentamente, la ragazza comincia a mostrare segnali di squilibrio (ad una festa in casa fa pipì sul tappeto, come in trance). Chris è convinta che la causa sia organica, ma gli esami (di tutti i tipi e da ogni specialista) non mostrano nulla di irregolare, mentre invece il comportamento e persino le fattezze fisiche di Linda peggiorano notevolmente. Chris arriva al punto di legare la figlia a letto – neanche fosse un’indemoniata. E infatti: l’estrema ratio è rivolgersi ad un esperto di esorcismi, tramite padre Karras (il bravissimo Jason Miller). Questi contatta l’esperto padre Merrin (Max Von Sydow): è notte quando i due ingaggiano una strenua lotta con la Bestia, per nulla intenzionata ad abbandonare il corpo di Blair.
Al di là degli effetti speciali, magari superati, L’esorcista terrorizza (di più: sgomenta) ancora oggi per il taglio documentaristico con cui Friedkin approccia la vicenda (tratta dal bestseller di William Peter Blatty): sulla matrice realista (il marchio di fabbrica dell’autore, che aveva iniziato proprio con i documentari), si innesta una vicenda che, gradualmente, sconfina nel fantastico/allucinato. Il sostrato horror non deve però ingannare: la pellicola di Friedkin è ricca di riferimenti, anche psicanalitici, alla figura del Padre. Karras e Blair, in questo senso, sono simili: entrambi vivono o hanno vissuto con una madre sola. Karras, in particolare, quella madre l’ha perduta pochi giorni prima dell’esorcismo, sperimentando così il senso di colpa di non averle potuto assicurare delle cure valide a causa della sua scelta di farsi prete. Scelta che ora traballa: Karras ha perso la fede, e dunque anche quell’altro Padre che prima ne guidava le azioni.
Alla fine, tramite anche la fede incrollabile e tenace di Merrin, Karras Dio lo ritrova e, metaforicamente, anche la madre. Lo sgomento per l’escalation di orrore a cui porta la possessione di Regan, però, è ancora vivo nello spettatore, soprattutto per la naturalezza con cui ha colpito quella che è una normale famiglia borghese. Come a dire: il Male è eterno (vedi lo splendido prologo, ambientato tra gli scavi di Ninive) e può colpire tutti. Ispirare, però, solo Friedkin, con buona pace delle decine di inutili sequel e remake che questo film straordinario ebbe.
