Non solo hype per i Disclosure: Settle, il disco di debutto dei giovanissimi Guy e Howard Lawrence, fratelli, meno di quarant’anni in due, ha vita e consistenza al di fuori del polverone mediatico, un tritacarne che ha bruciato, nel corso degli ultimi due decenni, un numero imbarazzante di band e artisti. Il fatto che, malgrado i singoli diffusi a rotta di collo (e gratis), l’impatto del disco, all’ascolto, non ne sia stato depotenziato, la dice lunga sulla qualità della scrittura, un dance-pop memore dei Basament Jaxx e dei (migliori) Hercules and Love Affair che riesce laddove tanti altri e più titolati hanno fallito: intrattenere con intelligenza.
Niente rivoluzioni estetiche, insomma, ma va bene così: quando il risultato sono beat incandescenti come quelli di When a fire starts to burn (che parodia il gospel) o Stimulation, ci si può tranquillamente accontentare. Che poi, in effetti, mica è roba da poco rielaborare gli stilemi dance anni ’90 in maniera così intrigante (White noise, con AlunaGeorge). Persino raffinata, come dimostrano l’electro pop di Latch (in combutta con Sam Smith), le trame ipnotiche ed ipnagogiche di F for you, o ancora la malinconica You & me, con la voce di Eliza Doolittle splendidamente in contrasto con l’impianto ritmico del pezzo. Sul crinale UK garage si collocano anche Voices (cantata da Sasha Keable) e Confess to me, che vanta un altro azzeccato featuring, quello di Jessie Ware (che l’anno scorso aveva remixato per il duo Running). In Grab her i Lawrence fanno tutto da soli, o quasi: a partire da un sample di J Dilla, costruiscono un’architettura parsimoniosa di beat e tastiere stratificate, snella e trascinante al tempo stesso.
Settle, insomma, è una bella combinazione di competenza, incoscienza e sfacciataggine: riesce a muoversi tra registri e stili diversi in maniera quasi impalpabile, non facendosi inghiottire dai featuring ma, al contrario, adoperandoli in vista di un preciso piano di riscrittura divertita e irriverente. Niente fronzoli nostalgici o tentazioni fra l’autocelebrativo e il retrometafisico (vedi l’ultimo dei Daft Punk): ai Disclosure interessa un concetto di “fun” più sobrio, meno intellettuale, ma non per questo corrivo. Con buona pace dell’hype e di quelli bellamente bruciati da NME.
