Presentato a Cannes (tra gli applausi) La venere in pelliccia, il nuovo film di Roman Polanski.
La pellicola è tratta da una piece di David Ives ed è ispirata all’omonimo romanzo di Sacher-Masoc (1870). Due gli interpreti, Mathieu Amalric e Emmanuelle Seigner, nei panni rispettivamente di un regista teatrale alla ricerca della protagonista del suo spettacolo, e dell’attrice che lo lega progressivamente a sé in un gioco erotico.
«A teatro sono cresciuto, a 14 anni in Polonia ero già protagonista sul palco, qui sono passato dalla stanza prove della piece al palcoscenico, con un set ricostruito, che mi ha concesso grande possibilità di movimento, azzerando la claustrofobia», ha spiegato Polanski, in conferenza stampa. «È un film semplice e veloce, i soli due personaggi non sono stati un problema», ha proseguito Polanski. «La sfida del film è stata non annoiare il pubblico con due personaggi e un ambiente: l’ho trovato eccitante». Il rapporto con gli attori? «Li ho dominati, il film parla di questo: li ho anche schiaffeggiati, ma non si sono mai lamentati», scherza Polanski.
Il regista ha vinto la Palma d’Oro a Cannes nel 2002, con Il pianista. Sul ritorno, ecco cosa ha dichiarato: «È sempre bello, ma mi divertivo di più quando non ero famoso: oggi la gente mi ferma per strada e vuole foto e autografi. Cannes è la Mecca per chi vuole fare cinema, dà un’eccitazione tremenda». Sui premi: «Dire che non me ne frega nulla sarebbe da ipocriti».
