Guided by Voices – English little league

Robert Pollard è l'”incontinente” per eccellenza del rock, uno abituato a sguazzare nel mare di una creatività programmaticamente frammentaria ma che di autoindulgente ha davvero poco. Non fosse così, non sarebbero durati mica così tanto i Guided by Voices: 26 anni di carriera e 20 dischi (quattro dei quali negli ultimi dodici mesi o poco più) costituiscono la più sincera attestazione di genuinità artistica per una band che è indie non per logiche produttive, quanto piuttosto per attitudine mentale.

Dispersione, eterogeneità, persino spreco: sono parole chiave quando ci si imbatte in Pollard e compari. Non fa eccezione (perché dovrebbe?) questo English little league, ennesima summa dell’arte povera eppure smaliziata del quintetto. Una “variazione sul tema”, ma che riesce a non suonare ripetitiva grazie alla consumata abilità della formazione americana. Arpeggi taglienti, strumming sporchi, riverberi, manipolazioni vocali, pianoforti metallici, umori lo-fi, epica sgangherata, malinconia ed isteria: c’è tutto l’arsenale in queste 17 tracce, tutta la cassetta degli attrezzi, però l’insieme è gradevole lo stesso, non suona (troppo) ripetitivo, ed ha più di un momento efficace. Islands (she talks in rainbows), ad esempio, è un quadretto anni ’90 di rara efficacia, con una melodia che mescola esuberanza e tenerezza. Tra il dolce e il depresso si colloca anche Trashcan full of nails, deliziosamente instabile come solo Pollard sa. Quiet game punta invece su un riff vertiginoso, psichedelico, tra i Rolling Stones e i T-Rex. Dicevamo della varietà: se non v’è bastata quella offerta sinora, ci sono sempre gli accenni post-punk di Birds, la nenia beatlesiana (versante George Harrison) di The sudden death of Epstein’s ways, lo scherzo per pianoforte metallico di Reflections in a metal whistle (degna di Daniel Johnston), il garage-rock di W/ Glass in foot, la ballad psych con tanto di organo da chiesa di Noble insect e persino la pièce sperimentale A burning glass.

Sembrano avanzi quelli dei Guided by Voices, scarti, e probabilmente in molti casi lo sono anche, ché non arrivi a pubblicare 1.000 canzoni se non rimastichi idee e spunti già fissati altrove. Tuttavia, dicevamo prima, la differenza la fa l’approccio: Pollard e sodali non cercano a tutti i costi il colpo memorabile, fanno il loro, mettendo in scena il solito teatrino in apparenza sgrammaticato e sciatto, in realtà intelligente e composito. Una garanzia in tempi di poseur e hipster dell’ultima ora.

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