Ci sono miti che forniscono per decenni gli spunti alla realizzazione di opere nei più svariati settori: dalla letteratura al cinema, dal teatro all’opera, quello di Faust è forse uno dei miti europei più noti al mondo. Tutto inizia con un’antica leggenda popolare tedesca – alcune fonti indicano delle possibili coincidenze con individui realmente esistiti – che ha come protagonista un uomo di cultura il quale, per raggiungere la somma conoscenza, accetta di vendere la sua anima a Mefistofele. La più celebre opera ispirata al racconto è senza dubbio il poema Faust di Goethe, ma già nel 1600 il commediografo Marlowe aveva realizzato La tragica storia del dottor Faustus per il teatro. Anche in musica e al cinema il soggetto riscosse un certo successo: dalle opere di Arrigo Boito (Mefistofele, prima rappresentazione alla Scala di Milano il 5 marzo 1868) e Charles Gounod (Faust, prima a Parigi il 19 marzo 1859), ai film (trasposizioni o liberi adattamenti): Faust di Murnau (1926), Mephisto (1981), Parnassus (2009) e il Faust di Sokurov – Leone d’oro a Venezia nel 2011 – solo per citarne alcuni.
Il componimento di Goethe ha costituito la base di partenza di gran parte dei realizzati artistici degli ultimi due secoli. Come accennato, Faust opera un baratto con il diavolo: l’anima in cambio della conoscenza. Il patto malefico induce alla sofferenza tutti coloro che sono vicini all’uomo, in primo luogo una ragazza che si innamora di lui, Gretchen, che finirà per suicidarsi. Tuttavia, esiste una pietà divina che riconosce la bontà degli intenti di Faust – sebbene perseguiti pagando un prezzo molto alto – ed è la stessa Gretchen, salita in Cielo, a intercedere per lui. Il testo di Goethe riflette sulla natura del suo protagonista, in particolare sulla sua costante ricerca, il suo protendere verso la sapienza, nella speranza di giungere sia alla piena consapevolezza umana che alla comprensione dell’infinito, ovvero di Dio.
Goethe lavorò a Faust per quasi sessant’anni. La stesura attraversò varie fasi della vita del suo autore e della letteratura tedesca: l’Urfaust (1775) richiama la corrente dello Sturm und Drang, ponte simbolico tra l’Illuminismo e il Neoclassicimo (e, infatti, il tema della ragione che vuole farsi padrona del mondo è un’argomentazione tipicamente illuministica e, in questo senso, lo Sturm und Drang costituisce il proseguo della tendenza settecentesca); il Faust – parte prima (1808) subisce più l’influenza classicistica di inizio Ottocento, mentre nel Faust – parte seconda (1832) gli influssi classici sono rafforzati dalla presenza di Elena di Troia, sedotta da Faust, da cui avrà pure un figlio.
Essenzialmente rimangono tre i punti cardine attorno ai quali si snoda la vicenda: la continua ricerca, il desiderio di valicare i limiti del sapere umano e il patto con il diavolo. Il mito di Faust risale al tardo Medioevo e si collocò nel periodo di passaggio all’Età moderna, in tempi di fermento religioso e scientifico: in questo contesto si collocarono le ricerche di Bacone e Galileo, a cui si unì il sempre più frequente ricorso alla magia e alle forze occulte, alla ricerca di risposte laddove la scienza e i soli studi degli eruditi non potevano arrivare. È chiaro che anche l’opera di Goethe si sia ricollegata a questi concetti, riproponendoli a distanza di secoli in un momento in cui il popolo tedesco era alla ricerca di una sua autonomia e stava costruendo un suo spirito nazionale.
Il patto col diavolo risponde, a sua volta, al desiderio umano di conoscenza, un’aspirazione così voluta da superare i confini tra Bene e Male, scegliendo quest’ultimo. È per questo che, alla fine dell’opera, Faust è salvato, poiché egli non vuole essere ricco o famoso, ma solo sapiente, nel tentativo di sconfiggere il tedio che quotidianamente l’assilla, acquisendo sempre più nozioni e perfezionando il suo intelletto. Il piacere della conoscenza è l’unica meta verso la quale Faust aspira, ma non solo per una questione di godimento personale, ma anche universale, in favore della società. L’elevazione dell’animo umano tramite la conoscenza è il motivo per il quale Faust è tutt’oggi considerato una delle opere somme non solo di Goethe ma di tutta la letteratura mondiale: si dice che Lenin, in seguito al suo esilio in Siberia, abbia portato con sé solo questo libro, tanta era la sua stima per l’opera. Faust è stato per secoli oggetto di approfondimenti, che ancora oggi non possono dirsi pienamente esauriti, tanti sono gli spunti di riflessione e studio che il poema riserva. I temi del dramma di Goethe hanno radici antiche e profonde le quali chiamano in causa più momenti storici, politici e religiosi, che solo in parte gli scritti, le opere liriche e le versioni cinematografiche sono stati in grado di trasporre al pubblico: sicuramente a Goethe va il merito di aver saputo fornire una lettura dell’anima dell’uomo moderno e di aver trattato in modo dettagliato il mito con tutti i suoi richiami culturali, in un’opera monumentale che lo ha consacrato come il più importante scrittore tedesco, assunto a simbolo dello spirito di un’intera nazione.




