Allen Hughes – Broken city

Dopo una serie di lavori realizzati insieme al fratello Albert (tra questi, From Hell – La vera storia di Jack lo Squartatore e Codice Genesi), Allen Hughes va per la prima volta per conto suo e realizza Broken city (2013). Una pellicola, quella del regista americano, che intreccia thriller e noir, ritraendo una New York sotterranea e piena di corruzione.

Mark Wahlberg è il detective Billy Taggart, un ex poliziotto ora riciclatosi detective privato. Un bel giorno lo contatta il sindaco Hostetler (Russel Crowe), il quale gli affida un incarico assai delicato: sorvegliare la moglie, Kathleen (Catherine Zeta-Jones), sospettata dal marito di avere una relazione extra-coniugale. Sullo sfondo, le incombenti elezioni, alle quali Hostetler è di nuovo candidato. A Taggart sembra insomma un incarico come tanti: tuttavia, ben presto l’uomo si renderà conto di essere al centro di una trappola orchestrata proprio dal politico, tutt’altro che l’onesto amministratore che vorrebbe far credere di essere.

La narrazione si sviluppa lungo 109 minuti, alternando sobborghi di periferia e grattacieli: del resto, la contrapposizione tra low ed upper class è ben esemplificata dal contrasto tra Taggart e Hostetler, con il primo ad incarnare lo spirito proletario ed il secondo il borghese cinico e corrotto. I due, però, sono legati da un filo “rosso” nel senso pieno del termine – un omicidio, commesso sette anni prima da Taggart, quello dello stupratore Mikey Tavarez, accusato a sua volta di aver assassinato la sorella della ragazza del detective. All’epoca, Hostetler, su richiesta di un amico comune (il capitano Fairbanks), aveva fatto eliminare le prove contro Taggart, il quale s’era così risparmiato la galera ma aveva dovuto lasciare la polizia per sempre.

Nel film di Hughes, insomma, ci sono tutti i cliché del caso: due duri a sfidarsi, la donna fedifraga (che ovviamente tradisce Hostetler con un suo avversario), l’ambientazione notturna e piovosa, un passato da dimenticare, il contorno di abusi edilizi e bustarelle, e un più generale clima di disfatta totale che si oppone alla voglia di riscatto di Taggart. È sempre la solita storia, dunque, ma stavolta con poca sostanza. Malgrado le buone performance attoriali (particolarmente convincente Mark Wahlberg) e la mano da solido mestierante di Hughes, Broken city soffre per via di una sceneggiatura (scritta da Brian Tucker) fiacca, inconcludente. Alla fine, tra tutti gli ingredienti manca proprio il più importante: la sorpresa.

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