C’è odore di rancido nella musica dei Drama Emperor, il tanfo di una civiltà al tramonto, sospesa tra illuminazione e follia, in cui oblio e libertà si confondono in un abbraccio mortale. È musica che vive di contraddizioni: laconica e secca, in condiscendenza a certi umori teutonici che filtrano prepotenti nel cantato e nell’incedere, eppure al tempo stesso purulenta, decadente. Paternoster in betrieb è il battesimo sulla lunga distanza per Michele Caserta, Cristiano Ballarini e Simone Levantesi, dopo l’omonimo EP del 2010. Per l’occasione, i tre sono affiancati da Paolo Messere (sua la Seahorse Recordings e suo il mastering) e dal produttore Martin Bisi, che mette il suo curriculum infarcito di Sonic Youth, Swans e John Zorn al servizio di Teknicolor.
Il risultato è un viaggio ai confini del dancefloor più oscuro e martellante, fatto di abrasioni elettro-sintetiche e alienazioni post-industriali. Il primo singolo, Aber, è lì a dimostrarlo con tutto il suo contegno militaresco, la struttura iterativa, ipnotica, percorsa da chitarre lancinanti che segnano traiettorie scopertamente devianti. In Riversami (cantata però in inglese) i bpm crescono d’intensità e sorreggono un electroclash vorace, che solo sul finale si concede un po’ di respiro. Non che quando il ritmo cali lo scenario si rischiari: Phrase loop (nomen omen) e l’angosciata Second floor (rifinita dal sax di Stefano Zoppi) catapultano in un universo da incubo, senza redenzione. Other side è un altro bell’esempio di vertigine sintetica, percorsa da un sinistro organo chiesastico. Certo qualche limite affiora: l’epica di Dead of technology, ad esempio, suona un po’ programmatica, e Teknicolor soffre proprio della produzione eccessivamente ovattata di Bisi, che la stacca dal resto della tracklist e la incapsula in un limbo di buone intenzioni inevase.
I Drama Emperor non inventano nulla di nuovo, però hanno dalla loro un buon impatto. Anche qui, in effetti, si dovrebbe lavorare un po’: la sensazione è che, nel complesso, Paternoster in betrieb ottunda un po’ la forza del loro teatro surreale, decisamente più perturbante nella dimensione live. È pur vero, però, che la band è al nastro di partenza: e se lo start è un po’ così, a meno di distrazioni i Drama Emperor dovrebbero trovare a breve la falcata giusta.
