Fedeli alla loro estetica analogica e “povera” (non è vero, in realtà: è solo apparenza), fatta di bassi e chitarre percosse, di arpeggi ipnotici, di armonici affilati e di batterie minime, tornano i Bachi da Pietra. La loro fedeltà, però, è di quelle intelligenti, capace di mettersi in discussione, di aprirsi al confronto dialettico col mondo, dunque di mutare pelle (come un baco che si rispetti, in effetti, dovrebbe). Quarto LP di Giovanni Succi e Bruno Dorella, Quarzo presenta qualche piccolo elemento di novità che lo rende, in apparenza, più accessibile, mentre in realtà lo fa solo più ricco. Non è, insomma, il solito disco. Dopo Tarlo terzo, che aveva quello sì riproposto un po’ stancamente la consueta revisione in chiave “post” e industriale del blues cara al duo, questo nuovo album si arricchisce di suggestioni inedite, cesellate con cura ed inserite in una trama di riferimenti già consolidata ma comunque sempre sorprendente.
Pietra della gogna apre tesa come un incubo, come un film horror, e si impregna di aromi sulfurei grazie al non-cantato di Succi. Ma già Bignami se ne distacca un po’, mostrando una vivacità (groovy) insospettata. A dimostrazione di come quella dei Bachi sia una musica fatta di dettagli, di elementi minimi che, messi lì ad interagire (con ratio), aprono piccoli cosmi di senso, ci sono quelle note di piano, poche e quasi accennate, che donano un pizzico di mistero noir alla traccia. Dragamine, invece, incrementa la componente elettrica del sound, muovendosi nella direzione di un rock “desertico”. Sin dall’attacco, insomma, Quarzo sembra più orchestrato, più ricco. Altra novità è Morse, un tema acustico da soundtrack che si dispiega malinconico, quasi dolce, malgrado qua e là il tessuto armonico ceda e lasci intravedere squarci d’inquietudine. Pietra per pane, con il suo tam-tam rituale, e la febbricitante Notte delle blatte, recuperano, invece un approccio più marcatamente primitivista, rifacendo il verso ad un Tom Waits inacidito. Orologeria, dal canto suo, si perde in echi trip-hop, mentre Zuppa di pietre (ft. del produttore Ivan Rossi) inscena una musique concrete da post-Terza guerra mondiale
Ma cos’è poi questo Quarzo? Il minerale più abbondante nella parte superficie terrestre, e quello le cui particelle, oscillando, scandiscono la misurazione del tempo. I Bachi, insomma, cristallizzano qui uno sguardo sul presente, ennesima età della pietra incastonata in un continuo, perpetuo divenire. «Un’altra preziosa ora rubata» da Succi e Dorella, come recita il booklet del CD: ringraziamo i due ladri. Di cuore.
