Scott Walker – Scott 2

Scott Walker stesso, poco dopo la sua realizzazione, definì Scott 2 «il lavoro di un uomo pigro e autoindulgente» (parola di Jonathan King, che ne ha curato le linear notes nell’edizione CD). Certo non si può dire che ci sia andato giù tenero, ma c’ha preso. Modellato, come il predecessore, su una manciata di cover dei vari Brel, Mancini e Bacharach, il secondo LP del songwriter inglese non rivela molto altro all’infuori di un gusto languido e decadente, declinato con il solito pathos orchestrale. Niente a che vedere (apparentemente) con i lavori della maturità (il trittico TiltThe driftBish Bosch), e neppure con Scott 4 (1969), che pure proseguirà lungo la strada di una grandeur romantica, “solo” con un piglio più personale (non a caso, i brani saranno tutti autografi). Scott 2 si accontenta infatti di inscenare un mondo di perversione, dissolutezza e oscurità per un puro piacere estetico, senza aggiungervi (quasi) nulla di nuovo – ed ecco, appunto, l’autoindulgenza.

Dodici brani, otto cover e quattro inediti. Questi ultimi – The amorous Humphrey Plugg, The girls from the streets, Plastic palace people e The bridge – lasciano intravedere qualche squarcio interessante. Al di là del loro tratto stilisticamente più elaborato della media, il motivo d’attenzione è soprattutto una questione di tono, di narrazione, quella capacità innata di Walker di conferire fascino alle proprie perversioni, pur nella sostanziale stucchevolezza dell’insieme. Il nume tutelare è Brel, di cui Scott coverizza Jackie (censurata dalla BBC per i suoi richiami al sesso e alla droga), Next (una storia, ancor più controversa, di abusi ed omosessualità) e la più distesa The girl and the dogs. Si fanno notare anche Wait until dark (dalla soundtrack dell’omonimo film di Terence Young), Windows of the world (classico della coppia Bacharach/David) e soprattutto Come next spring (altro tema cinematografico, dalla pellicola di R. G. Springsteen), bell’esempio di come Walker sappia far correre i brividi lungo la schiena con la sola spinta del suo crooning solenne.

«Adesso deve finire il nonsense e cominciare il lavoro serio», avrebbe aggiunto Walker, sempre secondo King, dopo la pubblicazione di Scott 2. Il «serious business» prenderà le forme di Scott 3 (1969), primo LP in cui gli inediti saranno quantitativamente (se non qualitativamente) superiori alle cover.

SOSTIENI LA BOTTEGA

La Bottega di Hamlin è un magazine online libero e la cui fruizione è completamente gratuita. Tuttavia se vuoi dimostrare il tuo apprezzamento, incoraggiare la redazione e aiutarla con i costi di gestione (spese per l'hosting e lo sviluppo del sito, acquisto dei libri da recensire ecc.), puoi fare una donazione, anche micro. Grazie