Dov’eravamo rimasti? Ah si, gli Ottanta. Lustrini & paillettes, dancehall ultra-chic, edonismo e “fame giovane”. Hugo Manuel trent’anni fa era solo un bambino, però è stato furbo, s’è fatto passare gli appunti da chi c’era, li ha studiati e ha fatto i compiti. E bene, anche. I santini, per questo suo debutto, sono i soliti noti: Brian Ferry, Deacon Blue, Paul Young, George Michael. Il meglio o il peggio del pop discotecaro, insomma – scegliete voi. Quella di Chad Valley è un’immersione nel puro cliché, ma dall’impresa l’oxfordiano esce vincitore: Young hunger si ascolta volentieri, stuzzica la nostalgia, ma senza tirare troppo la corda. Ha dalla sua una leggerezza, un’assenza di pretese intellettuali che, paradossalmente, si rivela salvifica.
I owe you this (featuring di Twin Shadow), Tell all your friend e Fall 4 u scoprono subito le carte in tavola: soul, elettronica, sentori chillwave – tutto orchestrato senza perdere di vista la melodia, ovviamente. I synth bass di Young hunger, il suo cantato in falsetto, sono talmente tanto anacronistici da risultare, per assurdo, credibilissimi, così come il ballabile di My life is complete (cantato da Orlando Higginbottom). Altri numeri di gran classe sono Up & down (vicina a Gary Ross) e Fathering/Mothering, giocata su tessiture minimali di sintetizzatori e sulle vocals limpide di Anne Lise Frøkedal (Harry’s Gym). Dove il meccanismo s’inceppa è in My girl: tastierine a 8 bit, autotune, rimpianti da Club Tropicana e testo “scippato” alle Spice Girls (sì, proprio loro, quelle di Wannabe) sono un po’ troppo tutto insieme – e infatti il pezzo si sbilancia in direzione kitsch. Evening surrender pure zoppica un po’, con quell’r’n’b sin troppo ruffiano, ma le aperture etno e il cantato suadente di Sarah Assbring (El Perro del Mar) gli impediscono di deragliare completamente. Suggestiva la chiusura di Manimals, un crescendo dominato da un brivido ritmico tribale e da intrecci di voci (Pat Grossi, alias Active Child), a dimostrazione di come l’operazione non sia solo estetica, ma abbia pure un cuore.
Manuel, insomma, non è uno di quelli fatti per pensare, ma per inseguire i suoi sogni lucenti nella notte, le sue visioni di gioventù eterna ed eterne gioia e magnificenza. Ma l’“ardore” che si celebra qui è irrimediabilmente perduto, un fantasma dell’immaginario: ecco quindi che Young hunger da festa colorata assume i contorni della malinconica celebrazione. Luci basse, dunque, con buona pace di lustrini & paillettes.
