Calibro 35 – Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

La polizia incrimina, la legge assolve (Castellari), Milano calibro 9 (Di Leo), Squadra volante (Massi), Milano odia: la polizia non può sparare (Lenzi), Italia a mano armata (Martinelli): cinema popolare, cinema di genere, fatto di realismo americano (William Friedkin, Don Siegel) e umori ’70s italiani (gli “anni di piombo”, ricordate?). Al di là del culto, i “poliziotteschi” (di recente riportati in auge da Tarantino) qualche merito ce l’avevano (magari occasionale, ma c’era): tra le altre cose, le colonne sonore, firmate da gente come Bacalov, Morricone, Ortolani, Umiliani, Trovajoli. Un tesoro sepolto, insomma, quasi dimenticato, che in tempi recenti rivive grazie alle reinterpretazioni dei Calibro 35.

Giunti al terzo album, Enrico Gabrielli, Massimo Martellotta, Fabio Rondanini, Luca Cavina e Tommaso Colliva (produzione) aggiungono qualche suggestione nuova al loro tratto apocrifo. Rispetto al precedente Ritornano quelli di… Calibro 35 (2010), in Ogni riferimento… il quintetto (tutti nomi di punta della scena italiana: c’è chi suona con gli Afterhours, chi con Niccolò Fabi, chi con Beatrice Antolini, chi con i Mariposa ecc.) riduce ulteriormente le cover (solo due) per puntare tutto sugli inediti. La scrittura, ovviamente, è mimetica, allude continuamente al microcosmo violento e stradaiolo messo in scena dai film di Lenzi, Massi & co., ma l’interpretazione è personale, non priva di autoironia. E, soprattutto, terribilmente groovy, come dimostra sin dall’attacco il funk di Ogni riferimento a fatti accaduti è puramente casuale.

Ce n’è per tutti i gusti, qui: New York New York (una delle due cover, di Piero Piccioni) ha la classe del jazz, La banda del BBQ il muso duro e un po’ sbruffone dell’r’n’b, Arrivederci e grazie è un funk-rock bello cattivo, Uh ah brr sfodera il brio degli anni ’60. E, a proposito, New Dehli Deli prende un po’in giro il raga-rock e le mode orientaleggianti lanciate dai Beatles, ma sotto sotto nasconde un rigore figlio di Robert Fripp e del progressive più elaborato. Più oscure, Passaggi nel tempo (la seconda rilettura, stavolta di Morricone) e Massacro all’alba mostrano un notevole gusto atmosferico, con la seconda, in particolare, che, con quel passo ipnotico e i riff ariosi di tastiere, potrebbe preludere a sviluppi interessanti.

Insomma, malgrado siano contraddistinti da un’invidiabile leggerezza, i Calibro 35 non sono uno scherzo. Il loro è un revisionismo d’alta classe, intelligente, colto, capace di conquistarsi il suo spazio pur nella sostanziale rielaborazione di stilemi e cliché già ampiamente sperimentati. Una bella conferma.

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