Nel corpus filmico di Roger Corman, maestro del b-movie e “scuola vivente” per un’intera generazione di cineasti (Coppola, Scorsese e Demme impararono da lui, sul set, il mestiere), un posto d’onore spetta sicuramente alle otto pellicole tratte da Edgar Allan Poe e realizzate per l’American International Pictures. Le motivazioni che spinsero Corman a cimentarsi con i racconti del grande “maledetto” della letteratura americana erano, ovviamente, essenzialmente economiche: le opere, essendo scaduti i diritti d’autore, erano di pubblico dominio, e inoltre il nome di Poe certo non passava inosservato. Primo film del ciclo, I vivi e i morti (1960) prendeva in prestito lo spunto da La rovina della casa degli Usher, novella del 1839. In esso figurano già i compagni d’avventura delle successive digressioni poeiane del regista: Richard Matheson come autore della sceneggiatura e Vincent Price tra gli interpreti principali.
Nella storia di Roderick e Madeline Usher, fratello e sorella minati nel corpo e nei nervi dai miasmi malefici di una casa che ha dato i natali ad una dinastia di ladri, assassini, prostitute e pervertiti, e nel disperato tentativo di Philip Winthrop di strappare almeno la donna, sua promessa sposa, ad un destino che pare già segnato in partenza, si condensano tutti i topos classici della poetica gotica, dal maniero sinistro al seppellimento prematuro. Il risicato budget a disposizione costrinse Matheson e Corman alle capriole, tanto sul piano narrativo che su quello stilistico. Il miracolo, tuttavia, si compie: lungi dal risultare monotono, il film trova un suo ritmo grazie alla brillantezza dell’impianto figurativo (la fotografia di Floyd Crosby, con l’uso opportuno di filtri colorati, le scenografie di David Haller) e alla sagacia di una scrittura che, pur ricorrendo a qualche scena-riempitivo, deriva con convinzione l’orrore dalla psicologia dei personaggi.
La trasposizione di Poe non è fedele nella trama, dunque, ma nello spirito sì: sarà così anche per le altre pellicole della serie. Usciti tra il 1961 e il 1964, Il pozzo e il pendolo, Sepolto vivo (con Ray Milland al posto di Price), I racconti del terrore, I maghi del terrore, La città dei mostri, La maschera della morte rossa e La tomba di Ligeia contribuiranno a fare della AIP l’equivalente americano della britannica Hammer, produttrice dei film con Peter Cushing e Christopher Lee (La maschera di Frankenstein, Dracula il vampiro, La mummia e tanti altri). Corman, insomma, come esperienza cruciale dell’evoluzione del linguaggio cinematografico moderno: da riscoprire.
