Charles Chaplin – Il grande dittatore

Il grande dittatore di Charlie Chaplin è una delle più note satire cinematografiche contro il nazionalsocialismo. Il protagonista del film è un barbiere ebreo, mentre, tra i personaggi, figura anche un certo Bonito Napoloni, chiara caricatura di Benito Mussolini.

Il grande dittatore fu un progetto coraggioso in quanto Hitler, al tempo, era all’apice della sua carriera politica; inoltre, il leader tedesco era guardato con simpatia anche da buona parte dell’opinione pubblica americana, in un primo momento affascinata dalle doti carismatiche di colui che, in seguito, si rivelò essere uno dei più feroci e sanguinari tiranni della Storia.

Il film segnò il passaggio dal cinema muto di Chaplin al sonoro e l’abbandono da parte dell’attore/regista del buffo Charlot, personaggio con cui il pubblico era solito associarlo. La marcata somiglianza fisica tra Chaplin e Hitler (che erano anche coetanei, entrambi nati nell’aprile 1889) fu un dettaglio che contribuì ad avvicinare ancora di più il carattere filmico all’individuo reale.

Nel film, il barbiere perde la memoria in seguito a un’azione bellica, durante la quale salva la vita a un ufficiale di nome Schultz. Dopo aver passato molti anni in un ospedale, l’uomo fa ritorno al suo negozio nel ghetto, dove sono in atto una serie di soprusi ai danni degli abitanti. Il barbiere reagisce alle ingiustizie, attirandosi le simpatie di una ragazza di nome Hannah. Quando per lui le cose iniziano a mettersi male, a causa dell’aperta protesta contro l’ordine costituito, interviene in suo soccorso Schultz, che riconosce dopo tanto tempo il suo salvatore.

Le angherie sono perpetrate dai seguaci di Adenoid Hynkel, il dittatore della Tomania, che mira a intraprendere una guerra mondiale partendo dalla conquista della piccola Ostria. Per una serie di fortunati equivoci, Hynkel viene scambiato per il barbiere, che a sua volta riesce a farsi passare per il dittatore.

Alla fine della guerra, Chaplin disse che, se solo avesse conosciuto in anticipo gli orrori perpetrati dal regime, in particolare l’Olocausto, forse avrebbe avuto qualche difficoltà a realizzare il film. Al di là di questo, egli riuscì a portare sullo schermo il suo messaggio all’umanità, nel celebre discorso a favore della tolleranza e della fratellanza, poiché a questo mondo «c’è posto per tutti».

Il grande dittatore venne censurato in gran parte dell’Europa, e in Italia uscì una versione integrale e sottotitolata nel 1945. Nel 1997 il film fu scelto per essere conservato nel “National Film Registry” della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, mentre nel 2000 l’American Film Institute lo inserì nella classifica delle cento migliori commedie americane di tutti i tempi.

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