Dinosaur Jr. – I bet on sky

Avevamo lasciato J Mascis ad inseguire certi sogni acustici nei bozzetti di Several shades of why, ed ora, mutatis mutandis, eccolo tornare al formato elettrico con cui, dietro la sigla Dinosaur Jr., ha infiammato la scena alternative USA di fine anni ’80. Assieme al fedelissimo Murph e con Lou Barlow rientrato nei ranghi per l’occasione, il chitarrista di Amherst, Massachusetts, ha confezionato l’ennesimo saggio grunge-pop. “Continuità” è la parola chiave. Rispetto ai due lavori seguiti alla reunion del 2005, Beyond e Farm, I bet on sky lascia trapelare un pianoforte e qualche tastiera, ma è poca cosa, e certo non snatura l’identità di una band votata al cortocircuito elettrico tra melodia e feedback.

Parte bene I bet on sky. Don’t pretend you didn’t know viaggia placida ed emotiva sull’onda di una chitarra funky, con sottofondo di keyboard che ben s’intona alla morbidezza della linea vocale. Watch the corner, dal canto suo, è tutta power chord e crunch: il finale, epico, vede Mascis sugli scudi, a ricordarci perché è uno dei più grandi con una Fender tra le braccia. Qualcosa s’incrina già a partire dalle cadenze pigre di Almost fare: lentamente, comincia a farsi largo una sgradevole sensazione di déjà vu, come se l’iniziale omaggio agli anni ’90 si trasformasse a poco a poco in stanca coazione a ripetere. Il wah-wah della groovy I know it so well non graffia; la galoppata punkeggiante di Rude pare addirittura fuori luogo, quasi forzata nel suo impeto. Meglio, a questo punto, il vortice psych-pop di What was that e soprattutto See it on your side, l’immancabile atto di contrizione elettrico in pieno stile Crazy Horse, che suggella il disco con il fraseggio sanguigno e i glissando spaziali di J Mascis.

Bicchiere pieno a metà, dunque. I bet on sky qualche freccia al suo arco ce l’ha; soffre però di alcune cadute di tono che ne minano il rigore ideologico, anche se la superficie non mostra smagliature. L’esecuzione è vibrante, e questo è sicuramente un segnale positivo: il vecchio “Dinosauro” c’è, e vale ancora la pena di scommettere su di lui.

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