The Blue Nile – Hats

Quella dei Blue Nile è una storia fatta di silenzi, notte, parole sussurrate, luci al neon, solitudine, dolore. Eppure, Paul Buchanan, Robert Bell e Paul Joseph Moore, nel loro travagliato e quantitativamente avaro percorso discografico, sono riusciti dove altri hanno fallito: trasfigurare lo spleen sino a trasformarlo in una pacata celebrazione della bellezza in tutte le sue forme.

Scozia, 1981. Buchanan, Bell e Moore, appena usciti dall’università, mettono in piedi una band, i Blue Nile. Il primo singolo, Love this life, rimane poco in circolazione, quel tanto che basta a suscitare l’interesse della Linn Electronics, un’azienda di Glasgow desiderosa di attestare la qualità delle proprie apparecchiature di registrazione hi-fi. Nasce così, da una sponsorizzazione, A walk across the rooftops, canzone che nel 1983 darà il titolo al primo full-lenght del trio (pubblicato dalla neonata Linn Records). La formula, un mix cinematico ed esistenzialista di synth-pop e soul, è vincente, ma solo per la critica: in piena esplosione New Romantics e New Pop, il pubblico non premia i toni chiaroscurali dei Blue Nile e il disco passa sotto silenzio. Il fatto è che il trio non sembra molto interessato ai meccanismi dello show-biz; al contrario, l’obiettivo è l’onestà artistica. Ecco perché Buchanan ci mette sei anni a tirar fuori il seguito di A walk across the rooftops: i brani scritti nel frattempo, giudicati insufficienti, erano stati gettati via e riscritti daccapo. Decisione azzeccata: Hats è un capolavoro.

Prodotto, come A walk across the rooftop, dagli stessi Blue Nile, l’LP smussa certe asperità del predecessore e pennella sette ballate sintetiche calde, soffuse ma animate da un’intensità quasi tragica. Mescolando il Philly-sound Marvin Gaye con i Talk Talk di Colour spring (1986), Van Morrison e Chet Baker, Buchanan architetta una manciata di partiture lunghe e complesse (le tracce superano tutte i cinque minuti), propulse da battiti lenti ed immerse in fraseggi trasognati di synth e tastiere. Il mood è forse ancor più sconsolato rispetto al passato. Eppure Buchanan più che mai qui è in grado di elevare il proprio tormento interiore e trasformarlo in rapimento estatico. Domate le linee di basso e tenute ancora in disparte le chitarre, Hats è un florilegio di orchestrazioni stile Broadway (Over the hillside), ritmiche disco (l’appassionata The donwtown lights, Saturday night e Headlights on the parade), notturni “ambientali” (From a late night train, che rimanda al Tom Waits più spoglio) e lamenti contesi tra folk, soul e jazz (Let’s go out tonight).

I personaggi di queste vignette hopperiane, cui Buchanan infonde vita con un registro che oscilla tra il sussurro confidenziale e un piglio veemente da soul singer, sono gli everyman, uomini qualunque soffocati da un tedio e da una malinconia senza fondo, spossati dal tran tran di una vita alienante («Workin’ night and day / I try to get ahead / But I don’t get ahead this way» recita Over the hillside). Per fortuna c’è l’amore a lenire le ferite, a rimettere le cose a posto (Saturday night).

Hats ha il suo punto di forza nella straordinaria tensione emotiva che le partiture riescono a trasmettere con pochi, impressionistici tocchi di elettronica (mai così “umana”). Non deve perciò stupire che il disco, oltre ai consensi degli addetti ai lavori, stavolta guadagni anche la vetta della chart inglese, raggiungendo il 12° posto nell’autunno del 1989. Nonostante l’exploit, però, Buchanan e soci rimangono fedeli ai propri ritmi, producendo soltanto altri due dischi (Peace at last nel 1996 e High nel 2004) prima dello scioglimento, avvenuto quest’anno, e il conseguente debutto solista del frontman con Mid air. In questo modo i Blue Nile sono assurti definitivamente al rango di culto, completando una parabola che li vede tra i più grandiosi e misconosciuti artigiani del pop.

SOSTIENI LA BOTTEGA

La Bottega di Hamlin è un magazine online libero e la cui fruizione è completamente gratuita. Tuttavia se vuoi dimostrare il tuo apprezzamento, incoraggiare la redazione e aiutarla con i costi di gestione (spese per l'hosting e lo sviluppo del sito, acquisto dei libri da recensire ecc.), puoi fare una donazione, anche micro. Grazie