Sì, lo sappiamo che sono passate tre settimane dal concerto-evento dell’estate anconetana 2012, ovvero il live di Ty Segall al Lazzabaretto, e che vi sareste aspettati un report rapido e indolore, ma che volete farci: la vita, come spesso accade, è fatta di priorità. Ma rimediamo subito. Segall è uno degli artisti più prolifici emersi negli ultimi dieci anni dalla scena underground della Bay Area, non un nome troppo noto al di qua dell’Oceano (almeno fino a quest’ultimo album, Slaughterhouse, pubblicato lo scorso giugno), ma comunque conosciuto per la militanza negli Epsilons (due full-lenght, l’omonimo del 2006 e Killed ‘em deader ‘n a six card poker hand del 2008), la collaborazione con i Sic Alps e una serie di progetti quali The Traditional Fools, Party Fowl e The Perverts. Il primo lavoro a suo nome, invece, è 2008 (Horn the unicorn, uscito in cassetta): così, se si considerano le release autonome e quelle di gruppo, gli EP, gli LP, le compilation, i live e quant’altro, emerge una produzione estremamente ampia, al punto da lasciare disorientati anche i fan più affezionati.
Ebbene, essendo le vie del fuzz infinite, l’enfant prodige (25 anni) della scena garage-rock lo-fi di San Francisco ha fatto tappa nei pressi della Mole Vanvitelliana di Ancona, ed è così che curiosi e fan un po’ da tutto il centro Italia hanno risposto all’appello con una salutare voglia di “scuotere le fiezze al vento”. Sono le 22:30, minuto più minuto meno, e a nessun gruppo è stata affidata l’apertura del live; ciò nonostante, il nostro fa giusto in tempo a salire sul palco insieme agli ormai rodati Mikal Cronin, Charlie Moothart ed Emily Rose Epstein e a salutare in un apprezzabilissimo italiano, che già gli animi si surriscaldano sull’incipit sabbathiano di Death. Fedeli alla tracklist dell’ultimo disco (accreditato, per l’appunto, alla Ty Segall Band), i quattro scatenano le violente accelerazioni punk-noise di I bought my eyes e di Slaughterhouse con un impatto sonoro se si vuole dal vivo più minimale, ma di alta, altissima qualità. Il concerto, com’era prevedibile che fosse, resta sostenuto per lo più dal frontman, ma senza nulla togliere, semmai da aggiungere, alle atmosfere che la formazione è in grado di regalare al momento di pezzi più “strong” quali Finger, Caesar, My sunshine e Imaginary person, tutti estratti da Melted (2010). A metà concerto, la band “tributa” i Beatles di Come together attraverso i vocalizzi intrisi di pura psichedelia beat di You make the sun fry, mentre con I am with you il pubblico riprende finalmente fiato, grazie ad una sezione acustica dalle derivazioni dreamy. I pezzi si susseguono rapidi e brevi, così che senza neanche rendersene conto si arriva dritti dritti alla chiusura e all’acclamatissimo bis. Fuori scaletta, Segall lancia a mò di bomba a mano Girlfriend, ed il pubblico se ne compiace non poco.
A performance conclusa, l’impressione è stata quella di aver assistito ad uno spettacolo raro, non tanto e non solo per l’energia trasmessa, quanto per le prospettive future, che di certo rendono improbabile un Ty Segall di nuovo in contesti così raccolti e così vicini alla nostra “Comfortable home”.
