Guided by Voices – Class clown spots a UFO

Andiamo, non dite che non ve l’aspettavate. In fondo, per uno come Robert Pollard cosa volete che siano due dischi in sei mesi. E se vi dicessimo che un terzo arriverà a novembre? Stupiti? Certo no. Portavoce orgogliosi dell’estetica indie, i Guided by Voices hanno fatto della sovrapproduzione il proprio marchio di fabbrica sin dagli esordi, dunque perché meravigliarsi. Il punto semmai è un altro: tale profusione di sforzi quanto bene fa alla qualità degli album? Per ora alla formazione di Dayton, Ohio, è andata bene: accanto ad una manciata di piccoli “classici” alt-rock (Bee thousand, Alien lanes, Mag earwhig!) si colloca una (nutrita) schiera di release “minori”, le quali, malgrado le scalette infarcite di frammenti e scampoli di canzoni, non hanno mai oltrepassato il limite del buongusto. L’impressione, però, è che in alcuni casi Pollard e i suoi si approfittino della nostra buona fede. Forse non consciamente, lo concediamo, ma il dubbio permane. Ed è più che lecito. Prendiamo Class clown spots a UFO: 21 tracce (per quasi 40′ di ascolto) che oscillano, come di consueto, tra psichedelia/garage anni ’60 e sensibilità college Nineties. Esattamente come il precedente Let’s go eat the factory e come il resto della discografia dei nostri. Quello che manca qui, però, è un pizzico di imprevedibilità: sia in termini di melodie che di arrangiamenti, le partiture (o quel che ne resta) risultano un pelo più monotone. Il divertimento è comunque assicurato. Nel roccioso blues-rock di Blue babbleships bay, negli arpeggi minimalisti di Forever until it breaks (che fa un po’ Bathysphere di Smog), nella litania acida à la Velvet Underground di Worm with 7 broken hearts, nel punk di Roll of the dice, kick in the head o nell’elegiaca Lost in spaces s’avverte chiaramente l’impronta di Pollard e del sodale Tobin Sprout, a dimostrazione di una personalità che neppure il sound più curato rispetto ai primi passi della band è riuscito ad annichilire.

Nella tracklist non mancano, ovviamente, riferimenti ai numi tutelari R.E.M. (All of this will go, Starfire), Beatles (They and them) e Who (Tyson’s High School, No trasmission). Billy Wire, invece, cita contemporaneamente Pavement e Nirvana, ma solo un fantasioso anacronismo potrebbe spingere a parlare di appropriazione indebita. La verità è che i Guided by Voices sono in giro dal 1987, dunque qualche paternità sulla scena americana degli anni ’90 possono ben vantarla. Certo, Pollard e compari avrebbero potuto capitalizzarlo un po’ meglio il loro talento, ma tant’è: non fossero così spreconi, intolleranti alle regole del mercato e menefreghisti, probabilmente ci piacerebbero assai meno.

SOSTIENI LA BOTTEGA

La Bottega di Hamlin è un magazine online libero e la cui fruizione è completamente gratuita. Tuttavia se vuoi dimostrare il tuo apprezzamento, incoraggiare la redazione e aiutarla con i costi di gestione (spese per l'hosting e lo sviluppo del sito, acquisto dei libri da recensire ecc.), puoi fare una donazione, anche micro. Grazie