Nato a Portland, Oregon, ed allevato a pane, country e gospel, M Ward (all’anagrafe Matthew Stephen Ward) sarebbe rimasto probabilmente un illustre sconosciuto se la divetta “indie” Zooey Deschanel non l’avesse coinvolto in quella furba operazione-nostalgia rispondente al nome di She & Him. Il secondo album della coppia, Volume two, è stato uno dei best-seller del 2010 (sesta posizione nelle chart USA), fatto che ha indubbiamente agevolato il balzo di notorietà del nostro e dato a molti l’opportunità di (ri)scoprire una carriera solista pregiata.
End of amnesia (2001) e Transfiguration of Vincent (2003) sono ad oggi probabilmente i lavori migliori di Ward, ma A wasteland companion non sfigura affatto al loro cospetto. Registrato in ben otto studi diversi e con un stuolo di collaboratori di prestigio (tra questi, il mentore Howie Gelb, John Parish, Steve Shelley dei Sonic Youth e la Deschanel ai cori e al controcanto), il disco compendia alla perfezione i tratti inconfondibili della scrittura di Matthew, in bilico tra confessioni folkeggianti e leggerezza pop-rock, senza tuttavia cedere all’autocitazione.
Il consueto mix di genuinità, freschezza melodica e sagacia armonica è dunque inalterato, così come la varietà di umori. A wasteland companion, infatti, oscilla tra tenerezza (Clean slate, che infiocchetta con una slide appena accennata una dedica allo scomparso Alex Chilton dei Big Star), brio (il rockabilly di I get ideas, gli aromi Dream Syndicate di Primitive girl, e Sweetheart, cover di Daniel Johnston in chiave doo-wop) e cupa inquietudine (il crescendo elettrico di Me and my shadows, il blues liquido della title-track).
Il campionario delle influenze di Ward è ampio. Accanto ai numi tutelari Giant Sand (esplicito il tributo in Watch the show), altre fonti a cui l’americano attinge sono Leonard Cohen e Paul Simon (There’s a key), Nick Drake (la chitarra brillante di The first time I ran away) e Tom Waits (la ninna-nanna pianistica di Crawl after you). In ossequio, poi, al mai sopito amore per il gospel, c’è l’estatica (sin dal titolo) Pure joy. Il tutto, però, è riproposto in maniera intelligente, personale. A wasteland companion è insomma un’intrigante cartolina dal cuore dell’America musicale antica e recente. Un regalo prezioso, da custodire con cura.
